Stasera al cinema… Room di Lenny Abrahamson

Recensione del film Room di Lenny Abrahamson (A cutra di Stefania Ghelfi Tani)

Tratto dal romanzo “Stanza, letto, armadio, specchio” di Emma Donoghue, che ha curato anche la sceneggiatura, questo film ci presenta un dramma emotivo e psicologico che non può lasciare indifferente lo spettatore. Si rimane coinvolti pur non potendo nemmeno lontanamente immaginare cosa significhi vivere in totale assenza di libertà.

Qui risiede il fulcro del film reso da una magistrale prova attoriale dei protagonisti: Joy e Jack, madre e figlio, dal loro rapporto “obbligatoriamente” simbiotico che si fonde in un’unione psicofisica che difficilmente lascerà scampo.

Un legame fatto da amore, bugie bianche e delicate rivelazioni in un microcosmo costruito ad hoc per rendere “vitale” una vita di un bambino che non conosce il mondo.

Brie Larson, premio Oscar, ed il favoloso Jacob Tremblay sono il film, sono la storia, sono la pelle che regge e al tempo stesso accusa detenzione e violenza. Jacob/Jack in bilico tra curiosità, paura, nostalgia e stupore recita con il volto e con il corpo, Brie/Joy corre in equilibrio instabile sul filo dell’essere genitore e dell’essere umana, in bilico tra rassegnazione e lotta per la sopravvivenza.

L’intensità della recitazione merita un plauso a due personaggi che ci fanno entrare nella loro “stanza”, ci fanno scappare con terrore e ci fanno tornare alla libertà.

 

Il confine tra il microcosmo e il “fuori” è però labile e sottile. A volte è la prigione a darci sicurezza e il mondo libero con le sue luci, i suoi rumori ed i suoi riflettori a crearci smarrimento, insicurezza, difficoltà di accettazione. La violenza lascia segni indelebili in chi la subisce ma anche in chi non la vive in prima persona; la figura del nonno è al tempo stesso terribile ma in parte forse comprensibile?!?

La rabbia e la paura possono affossare la gioia, le scelte passate e i dubbi possono generare crolli psicologici, il confronto con l’altro creare sensi di colpa sterili ma taglienti.

 

Tutto è relativo, anche solo un armadio, un topolino, una foglia, il cielo…dipende da che parte si osserva, da che lato si vive, in quale angolo ci si nasconde. Noi tutti siamo abituati a dare per scontato ciò che dovrebbe esserlo per tutti ma purtroppo così non è. Quando ci si riappropria nuovamente o ci si trova per la prima volta in una “dimensione altra” è necessario reimparare a vivere. Come dimenticare? Come allentare un legame inscindibile? Come ritornare a guardare, toccare, sentire la realtà?

 

Da vedere perché è sì un dramma di proporzioni indicibili ma anche una storia di forza, coraggio, amore e rinascita….nonostante le cicatrici che rimarranno sempre incise nei ricordi e nel cuore.

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