Vi suggerisco un film (tra un libro e l’altro) – Il segreto dei suoi occhi di Juan José Campanella

 

Recensione del film Il segreto dei suoi occhi di Juan José Campanella a cura di Stefania Ghelfi Tani

Il segreto dei suoi occhi è una pellicola argentina del 2009 vincitrice dell’Oscar come miglior film straniero agli Academy Awards del 2010. Diretto da Juan José Campanella, è liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Eduardo Sacheri, co-sceneggiatore del film insieme al regista.

La ricerca della verità e della giustizia insieme al coraggio d’amare sono gli ingredienti principali di questo noir elegante e sentimentale.

L’evoluzione di un brutale caso di omicidio, un legame sfiorato, accarezzato, ma mai vissuto, un’amicizia in bilico che si rivela più forte della morte e troppi anni per dare luce al buio, forma e valore alla verità e ai sentimenti, sono i fondamentali di una storia ambientata in Argentina che si dipana tra gli anni ’70 e la fine dei ’90.

Riscrivere il passato per dare vita o morte al futuro, per trovare un senso, per avere una nuova possibilità. L’agente Benjamín Esposito, magistralmente interpretato da Ricardo Darin, ci racconta i ricordi mai sepolti tra le rughe e le righe di un presente cui non si rassegna.

Sentimenti inespressi che ritornano: “E se era così perché non mi hai portato con te?”, verità nascoste; un’indagine che pare non raggiunga mai l’epilogo. Sofferenze e conflitti interiori spingeranno Esposito a ricomporre un puzzle lasciato in sospeso a causa delle connivenze del potere in un Paese senza giustizia piegato alla dittatura. Dopo venticinque anni necessita di fugare i tormenti dell’anima e del cuore. Si ritrova solo, infelice e sotto il peso dei rimpianti e dei sensi di colpa e trova nello riscrivere il passato la via d’uscita per sopravvivere.

Splendida fotografia che regala un’estetica coerente alle digressioni temporali grazie al direttore della fotografia, il brasiliano Félix Monti. Detta perfettamente i ritmi e le pause, gli interni quasi immobili, la mirabile ripresa allo stadio, i primi piani che parlano con gli occhi come quelli della cancelliera dottoressa Irene Menéndez Hastings (Soledad Villamil).

Occhi che ritornano perché gli occhi, che si parli di Eros o Thanatos, non mentono come rivelano le fotografie e in questo caso sono proprio lo specchio di anime dannate, dilaniate, innamorate, comprensive, complici.

Anche la levità e l’eleganza melanconica della colonna sonora per pianoforte amplifica e abbraccia la molteplicità di emozioni che ci regala questa storia, così come è rimarchevole la scelta del brano La Gloria dei Gotan Project che dà ritmo alla scena allo stadio.

Il racconto unisce pubblico e privato in un gioco a scacchi senza vinti, intrecciandoli e compenetrandoli tanto da regalare allo spettatore la possibilità di entrare in sintonia con i personaggi, ritrovandosi ad amare e odiare quanto loro.

Campanella mescola sapientemente giustizia, ingiustizia, amore, morte, amicizia, dramma, lotta, disperazione, bellezza, speranza, rinuncia, rabbia, rassegnazione, vendetta, abbandono, rivincita, denuncia morale.

Una storia soprattutto di Passione!

Da vedere!!!

 

 

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