Oggi parliamo con… Roberto Carboni

Incontriamo nella sua Bologna Roberto Carboni, ora in libreria con “L’ammiratore”, (intervista a cura di A. Noseda).

 

Buongiorno Roberto e grazie del tuo tempo! Raccontati a Giallo e Cucina. Qualcosa che i lettori ancora non sanno?

 

Buongiorno a voi! Forse alcuni miei lettori non sanno che non c’è nulla che non sanno. Non ho filtri, dico (e scrivo) sempre, esattamente ciò che ho dentro. Stati d’animo, ansie, paure, gioie. E questa genuinità (che per me è solo ricerca del vero) trapela nelle mie storie e inquina la finzione. La finzione è una cosa serissima. Con una parte del cervello il lettore vuole sognare mentre con l’altra scannerizza con esigenza, esige verità o almeno plausibilità assoluta.

Io vibro di emozioni e so riprodurle con le parole. Sostanzialmente sono un bambino che scrive come un adulto.

 

Perché leggi e scrivi?

 

Perché i miei occhi sono montati alla rovescio, io mi guardo dentro, più che osservare fuori. Del “fuori” ho poco bisogno, mi bastano pochissimi stimoli. Il resto è introspezione. Metto in relazione realtà e fantasia da una parte e la mia emotività dall’altra.

Sono sempre presente in ciò che scrivo. Non si finisce mai di conoscere se stessi, per questo non conosco crisi creativa. Ho scritto 10 romanzi e centinaia di racconti in cinque anni. Ora sto lavorando a due romanzi contemporaneamente e avrei decine di idee da sviluppare. Ma ognuna di queste idee mi coinvolge emotivamente, altrimenti non potrei nemmeno pensare di occuparmene perché il lettore percepirebbe il mio disinteresse, freddezza. Percepirebbe il mio cervello ma non il mio cuore e il mio stomaco.

 

Altre passioni?

Continua a leggere