Oggi parliamo con… Vincenzo Maimone

Ci invita per un caffè nella sua Acireale Vincenzo Maimone, ora in libreria con “La Variabile Costante” di cui avete letto in queste pagine. Intrvista a cura di Alessandro Noseda

Buongiorno Vincenzo, benvenuto. Raccontati ai lettori! Chi sei e perché scrivi?

Buongiorno a voi e a tutti i lettori di “Giallo e Cucina” (accoppiata che trovo estremamente accattivante). Chi sono è presto detto: sono nato a Messina 45 anni fa e, dopo una lunga serie di peripezie e traslochi su e giù per l’Italia, da diversi anni abito ad Acireale. Mi sono laureato in Filosofia e attualmente sono Ricercatore in Filosofia Politica presso l’Università degli Studi di Catania. Sono sposato (aggiungo senza tema di smentita, felicemente) e ho due figlie Beatrice e Costanza.

In realtà ho sempre avuto la passione della scrittura. Tuttavia, la ragione che mi ha spinto a intraprendere la mia avventura nel campo della narrativa è la voglia di indagare sulla natura umana adottando una chiave di lettura, a mio avviso, incompatibile con un approccio esclusivamente accademico. A partire da questa esigenza di raccontare storie hanno preso vita i miei personaggi: il commissario Giacomo Costante, il professor Tancredi Serravalle e il suo irriverente demone socratico.

 

Cosa desideri trasmettere coi tuoi racconti?

 

Quando ho cominciato a scrivere romanzi avevo ben in mente le sensazioni che provavo, da lettore, ogniqualvolta mi immergevo e lasciavo trascinare dalla trama di una storia ben scritta: coinvolgimento, partecipazione emotiva e quel curioso senso di disagio e di ansia da distacco arrivato all’ultima pagina. In fondo un romanzo è una sorta di cammino fatto insieme a qualcuno che all’inizio del viaggio conosciamo poco e con il quale fraternizziamo man mano che i chilometri (o i capitoli) si avvicendano. Riuscire a far affezionare i lettori ai miei personaggi, incuriosirli con le loro vicende e, perché no, stimolare una qualche riflessione sul tempo presente, sono alcuni degli obiettivi che cerco di perseguire scrivendo.

Quali sono state le maggiori difficoltà nella stesura del romanzo?

 

Confesso che non incontro particolari difficoltà nella stesura dei miei romanzi. Prima di cominciare a digitare sulla tastiera, ripercorro mentalmente ogni passaggio della storia che intendo raccontare, cerco di individuarne gli eventuali passaggi a vuoto o i punti deboli. Solo dopo che ho definito le tappe principali comincia la fase di stesura. Avendo optato per un genere qual è il noir, cerco di essere quanto più scrupoloso possibile. Il lettore di noir, come è noto, è estremamente puntiglioso.

 

La tua musica per scrivere?

In verità, la musica è presente nei miei romanzi. I miei personaggi, per così dire, hanno una loro colonna sonora interiore. Ho più volte sottolineato, ad esempio, come la rappresenta sonora di uno dei miei personaggi principali, il professor Tancredi Serravalle, corrisponde alla canzone “Man of a Constant Sorrow”. Più in generale, nei momenti narrativi salienti, mi piace inserire riferimenti musicali per accentuare le sensazioni e il pathos. Musicalmente mi attrae il rock, l’etno rock, il reggae.

 

Descriviti ora come lettore. Quali libri compri? Hai un genere preferito o spazi a seconda del momento, dello stato d’animo?

 

Come lettore sono abbastanza versatile. Non ho un solo genere di riferimento. Sono fermamente convinto che siano i libri a venirci incontro, a segnalare la loro presenza e a sollecitarci alla lettura. Non ho una particolare passione per il fantasy. Ma mi sembra giusto coltivare alcune idiosincrasie.

 

Un autore che ami e un libro che avresti voluto scrivere tu?

 

Adoro Mordecai Richler, ed è inutile dire che mi sarebbe piaciuto scrivere “La versione di Barney”, ma mi sarei accontentato anche solo di scrivere la lettera di Barney Panofsky al Grande Antonio.

 

Cosa detesti nel mondo dell’editoria?

 

Il mondo dell’editoria è una rappresentazione sufficientemente esaustiva del tempo presente, ovvero, spesso legata all’apparenza e non alla sostanza, e caratterizzata da una evidente disparità di forze in campo che finisce con il falsare ogni possibile competizione, riducendo drasticamente la qualità delle storie.

Per quanto mi riguarda, ho avuto la fortuna di entrare a far parte della scuderia Frilli e nel corso di quest’anno ho potuto apprezzare la dedizione, la cura e la passione con cui la mia casa editrice si propone al pubblico. Sono convinto che queste qualità siano ancora richieste da chi ama veramente la lettura e ho potuto consolidare questa mia convinzione leggendo i commenti dei lettori dei miei libri e di quelli dei miei compagni di catalogo. È percepibile affetto, complicità, attenzione: cose di cui un editore può andare fiero (unitamente alle vendite, particolare non trascurabile).

 

Ti piace presentare i libri in pubblico? Una domanda che non ti hanno mai fatto, una che ti ha messo all’angolo, una che avresti voluto ti ponessero.

 

Contrariamente a quanto sostenuto da recenti editoriali circolati sulla stampa e in rete, trovo le presentazioni un momento estremamente importante e fruttuoso per uno scrittore. Personalmente mi piace presentare i libri, poiché il rapporto diretto con i lettori fornisce utili stimoli di riflessione e, molto spesso, fa emergere aspetti che lo stesso autore non pensava fossero presenti nella sua storia.

Una domanda che mi ha creato qualche difficoltà è quella relativa all’attore che mi piacerebbe interpretasse il ruolo di Serravalle in una improbabile trasposizione visiva delle mie storie. Ho avuto problemi a rispondere (e in verità credo di non aver risposto per nulla), poiché ho limitato al massimo la descrizione fisica dei personaggi, proprio per lasciare al lettore la libertà assoluta di costruirsi il proprio protagonista. Non credo mi abbiano mai chiesto quanto ha influito sulle mie storie la saga di Montalbano. E la cosa, devo confessare, mi fa alquanto piacere, poiché per chi scrive gialli o noir di ambientazione siciliana, tale confronto assume le caratteristiche di una sorta di conflitto edipico.

Mi sarebbe piaciuto che mi avessero posto la seguente domanda: “come intende investire gli ingenti proventi ricavati dalle vendite dei suoi romanzi?”. Ma sono ottimista e prima o poi questa domanda verrà formulata.

 

Altre grandi passioni oltre ai libri?

 

Nutro una passione smodata nei riguardi della mia Harley Davidson. Adoro andare in giro in sella alla mia motocicletta. Come ogni biker sogno di percorrere la Route 66 sotto un sole cocente e con un sorriso stampato sul volto.

 

 

 

Grazie del tuo tempo. Lasciaci – come tradizione di Giallo e Cucina – con una citazione e una ricetta!

Ecco la citazione:

“La giustizia è il primo requisito delle istituzioni sociali, come la verità lo è dei sistemi di pensiero” (John Rawls, Una teoria della Giustizia)

 

La ricetta è la seguente:

Spaghetti al “noir” di seppia

 

Lavate e pulite accuratamente le seppie, tenendo da parte la vescica contenente l’inchiostro.

In un tegame ponete un trito di cipolla, due spicchi d’aglio non sbucciati e olio d’oliva. Lasciate imbiondire la cipolla, quindi aggiungete le seppie tagliate a listarelle. Non appena avranno assunto un colore bianco versate un bicchiere di vino rosso (rigorosamente rosso). Lasciate evaporare, quindi versate la salsa di pomodoro e a metà cottura aggiungete la vescica con l’inchiostro e girate con un cucchiaio di legno fino a quando il sugo avrà assunto un colore nero intenso. Spolverate il tutto con noce moscata e prezzemolo fresco. Terminate la cottura, aggiustate di sale, preparate gli spaghetti e godetevi il risultato finale.

 

Grazie per l’ospitalità!

 

 

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