Oggi parliamo con… Simone Togneri

Ci invita a pranzo a casa sua Simone Togneri, in libreria con Fratelli Frilli col romanzo “Nature morte a Firenze ”. (Intervista a cura di Alessandro Noseda).

 

Buongiorno Simone. Benvenuto e grazie per il tuo tempo!

Grazie a voi per dedicarmi il vostro. Mettetevi a sedere, che tra poco è pronto.

Raccontaci dell’autore: chi sei e perché leggi e scrivi?

Sono un toscano di montagna. La mia terra, la Val di Corsonna, è incastrata tra l’Appennino e le Alpi Apuane, e forse la visuale un po’ ristretta mi ha spinto fin da bambino a voler guardare oltre. Ho sempre amato la creatività, perché è attraverso di essa che si raccontano le storie. Così ho provato a raccontarle con la musica, con la pittura, con il disegno e il fumetto, senza però trovare la forma adatta al mio modo di sentirle. Forse senza avere nemmeno gli strumenti per raccontarle nel modo giusto. La scrittura invece trovo che si adatti meglio al mio modo di sentire. Deriva dalla lettura, che mi ha sempre accompagnato. Leggere mi emoziona. Scrivo per lo stesso motivo.

Una cosa che i tuoi lettori devono sapere?

Che sento le voci. Ma forse lo sanno già…

Due autori che sono per te un punto di riferimento?

Non riesco a fare solo due nomi, perché gli autori che mi piacciono sono davvero tanti. E poi tra loro ho un sacco di amici e farei un torto a qualcuno se nominassi solo due di loro. Posso dire che amo coloro che riescono a emozionarmi, a toccare le mie corde più profonde. Amo le storie che restano con me anche quando chiudo il libro. E amo gli autori italiani. Forse mi ripeto, chi mi conosce ormai lo sa, ma in Italia non abbiamo niente da invidiare a nessuno. Nemmeno se parliamo di libri.

Tre buoni motivi per comprare e leggere la tua ultima fatica?

1) Costa poco. 2) Ha la copertina rigida, quindi se il libro non vi piace e lo lanciate sui denti dell’autore vi fate sentire. 3) E’ dell’altezza giusta per rimediare a mobili che zoppicano. Ma, scherzi a parte, posso dire che è una storia scritta di pancia, che è una storia italiana e si interessa, o almeno ci prova, non tanto ai chi, ai come o ai quando, ma ai perché.

Prossimi progetti?

Questa è la domanda che mi mette in difficoltà più di altre, perché sto lavorando su fronti diversi progetti contemporaneamente e non so quale vedrà (se mai la vedrà) la luce per primo. Ho la fortuna di non scrivere per mestiere, quindi posso permettermi anche dei lunghi momenti di silenzio per sperimentare cose nuove. O anche per non scrivere affatto. Quello di non scrivere per un po’, anzi, alla fine potrebbe essere perfino il progetto più interessante. Uso il condizionale, perché poi le storie arrivano quando meno te lo aspetti e stravolgono sempre i piani.

Altre passioni oltre ai libri?

La musica, per esempio. In un’altra vita ho perfino fatto il musicista e oggi, anche se non pratico più, la musica mi accompagna in ogni momento. Mi piace l’arte, tanto da averne fatto il mio principale percorso di studi bazzicando (perché non l’ho frequentata, l’ho bazzicata) l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Amo il cinema e il fumetto. Vado pazzo per i cartoni animati degli anni ’70-’80. Sono cresciuto con loro, la mia fantasia ha preso il galoppo probabilmente in quel periodo. Ultimamente ho riscoperto l’amore per il disegno e la vignetta satirica. Cerco quotidianamente di scherzare su quello che succede in Italia, soprattutto nel mondo della politica. Amo la natura, le camminate tra gli alberi, le riflessioni in riva al torrente. Vivo ai margini di un bosco, questo mi permette di rilassarmi a dare spazio alle voci che sento nella testa.

Ormai, possiamo dirlo, sei un autore conosciuto. Ti va di dare un buon consiglio a chi ha il proprio racconto nel cassetto?

In realtà sarei io ad aver bisogno di consigli. Posso solo parlare per la mia piccola esperienza, per come mi approccio io alla faccenda editoriale. Penso che scrivere sia una bellissima forma di comunicazione, alla portata di tutti. Non tutti sanno tenere in mano uno strumento, un microfono o un pennello. Ma la penna sì. Ce lo insegnano a scuola. Tutti dovremmo scrivere quotidianamente. Impareremmo a parlare meglio, ad avere un vocabolario più ricco, a pensare con più chiarezza e lasceremmo anche una traccia che non sia fatta dai soliti selfie. Ognuno di noi, se si guarda dentro, ha una storia da raccontare. Pubblicarla è un discorso diverso, complicato e non per forza necessario. Ciò che conta, almeno per me, è comunicare con i lettori, non il marchio della casa editrice sulla copertina. Qualche tempo fa, per dire, avevo aperto un piccolo spazio web e reso alcuni dei miei romanzi disponibili per tutti gratuitamente. Grazie a questo ho avuto un ottimo scambio con i lettori, critiche e utilissimi suggerimenti. Non scriviamo per diventare qualcuno o pensando di far soldi, facciamolo perché ci piace, ci diverte, ci fa stare bene, ci mette in contatto con gli altri. Ed evitiamo le case editrici a pagamento. Pagare per pubblicare non ci rende scrittori, ma polli da spennare.

 Grazie per la chiacchierata e per l’ottima cucina. Come consuetudine di Giallo e Cucina ti chiediamo una ricetta e una citazione che ami!

“Meno sei normale, più devi fingere di esserlo”. Sono parole di Dexter Morgan.

La ricetta invece la pesco dal libro che ho scritto insieme al mio amico chef decoratore Claudio Menconi, “Caterino, romantico duello in punta di forchetta”. Eccola qui:

Sformato di verdura

Ingredienti (per 8 persone)

0,5 lt di latte

100 gr di burro

100 gr di farina

Sale e pepe q.b.

Noce moscata q.b.

4 uova

50 gr di parmigiano

300 gr di verdura ridotta in purea (brasata o bollita

a piacere, spinaci, carciofi, funghi, porri, bietola,

zucchine, ecc..)

 

Co i’ latte, i’ burro e la farina preparo una besciamella molto corposa. Unisco tutti l’altri ingredienti con l’accortezza di integrare le uova a due alla volta. Imburro e passo nel pangrattato gli stampi da sformato, prima di riempilli co i’ composto. Cuocio gli sformati a bagnomaria a 180 gradi pe’ 20 minuti e poi ‘n forno pe’ altri 35. E i’ gioco è fatto. Gli sformati vanno molto d’accordo co i’ capretto, una volta sulla tavola vedrete che ‘un si metteranno a litigare.

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