Oggi parliamo con…Giorgio Bastonini

Oggi parliamo con Giorgio Bastonini, giallista della scuderia Ego edizioni di Latina. Nato nel 1961 a Parigi, vive a Latina da sempre. Laureato in economia e commercio, svolge l’attività di commercialista fra Latina e Milano. Ha lavorato per una decina d’anni come speaker in radio private di Latina e Roma,  adora leggere, scrivere e fare corsi di recitazione. Nel giugno di quest’anno è uscito il suo primo romanzo cover_un_piemme_non_omologato_singola-640x1076
Intervista a cura di Fabio Mundadori

Ciao Giorgio, benvenuto su Gialloecucina! Per iniziare raccontaci di come sei entrato in contatto con il mondo della scrittura.

Buon giorno a voi tutti!

Tutta colpa di di Sandokan, Yanez e Sambigliong. Da bambino scrivevo storie avventurose sulla falsariga degli eroi salgariani, poi ho continuato ma senza troppa convinzione, fantascienza soprattutto. E alla fine il colpo di fulmine per il giallo.
Parliamo del tuo ultimo lavoro, che è anche il tuo romanzo di esordio, Un piemme non omologato in una storia di provincia uscito per Ego edizioni: la vicenda si svolge a Latina, una città che grazie anche a manifestazioni come Giallolatino – che hai vinto nel 2013– e l’apporto di autori di fama nazionale, sta consolidando la propria vocazione a palcoscenico per narrazioni di genere. La scelta è caduta sulla città dove vivi per opportunità o ci sono stati eventi, fatti di cronaca, o altro che ti sono serviti da spunto?

Mi è parso naturale collocare la mia storia a Latina, mi sono divertito a immaginare i luoghi in cui si svolgono le azioni del mio libro. E la cronaca, poi, ti guida nella scrittura anche se tu non te accorgi.


Quasi “a sfregio” delle decine di commissari, ispettori e investigatori privati che popolano, con alterna dignità, le pagine di romanzi di genere, nella tua storia hai scelto di mettere al centro delle indagini un piemme, perchè? Chi è Paolo Santarelli? Come nasce questo personaggio?

Ho conosciuto diversi Piemme nel corso del mio lavoro (che non è rapinatore). Mi divertiva immaginare un Piemme come è impossibile che sia, perché quelli, i pubblici ministeri, sono esattamente il contrario rispetto a Santarelli. Lui mi è spuntato fuori dalla penna, anzi dai polpastrelli, come se avesse avuto vita sua propria.
In Un piemme non omologato in una storia di provincia, alla caccia della soluzione di due cold case, il PM Santarelli scavando nei fatti porta alla luce contraddizioni e malesseri propri del capoluogo pontino e della sua provincia, evidenziando di riflesso i mali che affliggono l’Italia. Che peso ha avuto questa connotazione territoriale – locale e nazionale – nell’economia della trama e nel “casting” dei comprimari? Un personaggio come Santarelli, potremmo immaginarcelo a Milano o, che ne so, a Parigi? (Le due città NON sono scelte a caso)

Santarelli potrebbe condurre la sue indagini ovunque, anche a Milano e Parigi perché lui ha dentro le leggerezza della sua terra, la grande qualità di affrontare la vita con ironia, e non è un caso che Santarelli venga da Salerno, dalla Campania. Forse Santarelli potrebbe infettare con i suoi simpatici batteri le Procure di Milano e di mezzo mondo, probabilmente la giustizia se ne gioverebbe.

C’è una vena d’ironia che attraversa tutto il romanzo: è una scelta più stilistica o più caratteriale?

Caratteriale. Inorridisco davanti alla sindrome di Furio. (Furio di Verdone, chiaramente)

Chi è Giorgio Bastonini quando non scrive?

Faccio il mio lavoro, il commercialista, ma anche tante altre cose che NON hanno a che fare con i numeri.

In questo romanzo, anche e soprattutto attraverso il suo protagonista, la Legge ha un ruolo importante: cos’è per te la legge?

Mi viene da rispondere con dei paroloni ma mi mordo la lingua, anzi, le dita della mano destra. Diciamo che sono un po’ tedesco, in questo senso, e un po’ napoletano.

Qual è il libro che “Accidenti, perché non l’ho scritto io?” e per quale motivo?

Sono tutti quei libri che ti lasciano un’emozione. Penso ai libri della Fallaci, al Nome della rosa, e mille altri ancora.

Come dice un nostro comune amico, nonché tuo editore “Lo scrittore è un ladro e un bugiardo” ti ci ritrovi in questa affermazione?

Mi appello al quinto emendamento ed anche al settimo,all’ottavo, al decimo…

Dopo la vittoria di Giallolatino e questo romanzo, ritieni di proseguire sulla strada della narrativa di genere? In ogni caso stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Ho già terminato il secondo Santarelli e sto lavorando sul terzo. Poi ho altre cose nel cassetto, anche un romanzo di fantascienza.

E’ il momento dei saluti, ma per non smentire il titolo del blog che ci ospita dovresti regalarci una ricetta alla quale sei particolarmente affezionato a te i fornelli.

Bruschetta col pomodoro.

Ingredienti: pane sciapo, pomodoro fresco, olio extravergine, sale, aglio.

Tagliare delle fettine di pane di spessore non superiore a 1,2 cm cadauna. Porle nel forno ben caldo per pochi secondi. Tirarle fuori e strofinare l’aglio sul pane, quanto basta. Riporre in forno per pochi secondi. Tirare di nuovo fuori il pane, scaldato ma non ancora abbrustolito, spargere l’olio e di nuovo in forno per pochi secondi ancora. Infine, mettere il pomodoro tagliato a pezzettini sul pane e di nuovo in forno per pochissimi secondi.

Eh, lo so, è una ricetta unica!!!

Grazie e a presto.

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