L’angolo di Dolcepentolina

INSALATA DI GAMBERI ALL’ARANCIA

1 kg di gamberi, 500 gr di ceci lessati, 1 litro di brodo vegetale, 1 bicchiere di vino bianco,erba c ipollina, 1 arancia non trattata olio sale pepe

Usare metà dell’arancia per ricavarne striscioline sottili dalla scorza,grattuggiare l’altra metà poi spremere il succo e filtrarlo.Far bollire il brodo a parte con il vino e il succo d’arancia con la scorza e far bollire per 15 min

Pulire i gamberi, tuffarli nel brodo per 4 min a fuoco basso.,scolarli e raffreddarli.Condire i ceci sgocciolati con la salsa, l’olio sale pepe e unire i gamberi

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Segreti di famiglia – Tatiana de Rosnay

Trama

Il parigino Antoine è seduto in un ospedale di provincia in attesa del responso: sua sorella è sotto i ferri, non si sa se ce la farà. Ha avuto lui l’idea di portare Mélanie nella casa della loro infanzia per festeggiare i quarant’anni di lei, una casa che avevano abbandonato dopo la morte della madre trent’anni prima. Quanti ricordi ha messo in moto questo breve weekend, quante cose taciute, quante sorprese, fino all’ultima rivelazione che sua sorella stava per fargli quando ha perso il controllo dell’auto. Mentre aspetta Antoine fa un bilancio della sua vita: la moglie che l’ha lasciato, i figli adolescenti e incomprensibili, il padre anziano che lo tiranneggia e poi il grande interrogativo sul segreto di Mélanie. Soffocato da un passato dal quale non riesce a liberarsi, Antoine riceve un aiuto del tutto inaspettato da una donna che incontra in ospedale, bella, vitale e con un mestiere molto particolare: l’imbalsamatrice. Anche lei ha dei segreti che l’hanno portata a fare un lavoro così insolito. E grazie a lei, che con la morte ha un rapporto quotidiano, Antoine imparerà a vivere di nuovo. Romanzo d’amore, thriller, commedia, Segreti di famiglia descrive i rapporti tra fratelli, tra genitori e figli, tra mariti e mogli in una storia lieve e profonda al tempo stesso, emozionante e rivelatrice.

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Oggi parliamo con… Fulvio Luna Romero

È con immenso piacere che incontro Fulvio Luna Romero nella sua Treviso. Faremo un’intervista itinerante. Ci mostrerà i luoghi che hanno ispirato i suoi libri (l’ultimo “Nancy mori’ d’autunno” recentemente recensito in queste pagine) e ha promesso che ci saranno frequenti pit stop a prosecco e spuncioni (finger food per i non indigeni). L’appuntamento è in piazza dei Signori, all’ombra del Palazzo dei Trecento per l’aperitivo. (a cura di Alessandro Noseda)

 

Buonasera Fulvio e grazie del tuo tempo. Dove ci porti?

Buonasera a te e ai lettori di GialloeCucina! A Treviso abbiamo una grande fortuna: non serve cercare la bellezza, basta passeggiare e alzare lo sguardo, le cose belle vengono direttamente a noi. Ma direi che una camminata in direzione del Quartiere Latino non fa male.

 

Ami tanto Treviso, si capisce leggendo i tuoi romanzi. Eppure non le risparmi critiche, spesso aspre. Come si spiega?

In passato ho scritto romanzi in cui celebravo la mia città. Poi il lavoro mi ha portato a starne lontano qualche anno, negli anni della crisi. E, vista da fuori, la realtà mi è apparsa ben diversa. Invecchiando ho capito che non esistono bianco o nero, tutte le cose hanno le loro sfumature, così ho cominciato a parlare anche di cosa non funziona. Che, però, è una minima parte.

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L’angolo di Dolcepentolina

CAPESANTE SU RISO VENERE E MIRTILLI
12 capesante, 240 gr di Riso venere(quello nero), 40 gr di mirtilli disidratati o freschi ,olio,aceto balsamico, 2 patate pepe
Bollire il riso al dente,scolarlo  e lavarlo sotto l’acqua fredda.Metterlo in padella con olio e poco aceto balsamico.Lessare le patate anche loro al dente, unire i mirtilli al riso.Tagliare a fette grosse le patate e passarle nel pepe.scottare le capesante in padella e salare e pepare.Creare il tortino con la base di riso, le patate e le capesante

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Mi chiamo Beba – Palma Lavecchia

La violenza contro le donne è una terribile piaga sociale che assume forme che vanno dall’estremo del femminicidio allo stalking e alle tante declinazioni di violenze quotidiane e famigliari, fisiche e psicologiche.
Beba, diminutivo di Benedetta, la protagonista di questo libro, è vittima di violenza da parte del compagno. La sua è una storia di persecuzione, resistenza e rinascita che rappresenta il paradigma dei pericoli a cui vanno incontro le donne in un Paese maschilista e ipocrita qual è l’Italia. La storia di Beba e della sua lotta per amore del figlio Mattia e della vita insegna a resistere e a non darsi mai per vinte. Ma soprattutto spiega, una volta per tutte, che se un uomo picchia una donna non lo fa per amore, ma solo per un senso distorto e malato di possesso. Quell’uomo non va protetto e le vittime non possono pensare di cambiarlo immolando la loro vita, ma va denunciato e fatto curare. È l’unico modo per farla finita col femminicidio e per avere una società migliore.

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Oggi parliamo con… Irma Panova Maino

Incontriamo a Milano Irma Panova Maino.Intervista a cura di Alessandro Noseda.

 

Buongiorno e grazie per l’accoglienza. Ci racconti di te? Chi sei e perché leggi e scrivi?

 

Buongiorno, partiamo subito con una domanda difficile, eh? Sono nata a Praga nel 1964 e sono arrivata in Italia a due anni, quindi si può dire che sono italiana a tutti gli effetti. Leggo da tempo immemorabile, da quando ho iniziato a comprendere che dietro alle parole esisteva un universo da scoprire. Adoro i libri e da quando ho scoperto il mondo degli autori esordienti ed emergenti praticamente leggo solo quelli. In molti pensano che l’essere uno scrittore esordiente o emergente significhi solo aver pubblicato qualcosa di illeggibile, in realtà non è affatto così. Molte nuove leve hanno davvero qualcosa da dire, una loro visione della vita, dei fatti, dei sentimenti. Soprattutto hanno degli stili veri, attuali, genuini, ben diversi dai classici (che tra l’altro amo molto) ai quali siamo abituati. Non si può fare alcun confronto fra un autore odierno e, per esempio, un Moravia o un Dostoevskij. L’autore contemporaneo scrive del proprio tempo e per il proprio tempo, utilizzando anche un linguaggio adatto alla quotidianità e alla società in cui vive. Diverso è il discorso per chi affronta il genere storico, nel quale deve mantenere uno stile conforme all’epoca descritta. Tuttavia, queste sono divagazioni. Amo gli esordienti forse perché anch’io ne faccio parte. Scrivo perché l’ho sempre fatto, scrivo perché è una parte naturale di qualsiasi essere umano. Scrivo perché vorrei poter creare emozioni in chi legge.

 

Come nascono le tue storie? Quanto rubi alla fantasia, quanto ad altri autori e quanto alla realtà?

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Quando sarò farfalla – Rocco Maffongelli

Trama

Salerno, giugno 2014. Piero, studente di ventisette anni con il sogno della scrittura, comincia a lavorare in una pizzeria della provincia. Tra la paura di essere impreparato e il bisogno di portare qualche spicciolo a casa, nel locale incontra Vanessa, la donna che, in pochi giorni, in pochi gesti, gli cambia ogni prospettiva. La differenza d’età tra i due non conta, Piero e Vanessa vivono il loro amore nella maniera più spensierata e passionale possibile. Su di loro incombe, però, la figura di Antonio, il marito della donna, impegnato a sua volta nella lotta interna tra bene e male, tra normalità e perversione.

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L’angolo di Dolcepentolina

TORTA FAGIOLINI E FORMAGGIO DI CAPRA
500 GR DI FAGIOLINI,400GR DI FORMAGGIO DI CAPRA FRESCO,300 gr di farina, 150 gr di burro, 1 uovo, 2 tuorli, 50 gr di olive taggiasche,100 gr di mollica di pane fresco, scalogno,timo,100 gr di panna acida sale pepe
Frullare nel mizer la farina con il burro, i tuorli d’uovo il pepe e sale, formare una palla e avvolgerla in una pellicola per 30 min in frigo.Tagliare i fagiolini in verticale e lessarli in acqua salata per 4 min , scolarli poi saltarli in padella con lo scalogno e olio.Foderare con la carta forno uno stampo rettangolare di 20 x 26 e stendere la pasta punzecchiandola, cospargere con la mollica precedentemente saltata in padella poi unire le olive il formaggio a fette e la panna acida.
Cuocere a 180° per 40 min

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Ora so volare – Michaela DePrince e Elaine DePrince

Trama

Mabinty è piccola, vive in un orfanotrofio ed è per tutti la “figlia del diavolo” solo perché una malattia le macchia la pelle. Ha quattro anni appena e vive in un paese tormentato dalla guerra civile: la Sierra Leone. Eppure Mabinty ha un sogno. Vuole fare la ballerina. Ha raccolto da terra la copertina di una rivista e si è innamorata di quel tutù delicato, di quei gesti eleganti. Sembra un sogno irrealizzabile, il suo. Poi un giorno Mabinty viene adottata da una famiglia statunitense e diventa Michaela. Anche Michaela è piccola e ha la pelle macchiata. Anche Michaela ha un sogno. I suoi genitori capiscono subito che il suo è vero talento e la iscrivono a una scuola di danza. Michaela deve affrontare fatiche, delusioni e il razzismo di chi ancora pensa che il mondo non sia pronto per una danzatrice con la pelle nera. Eppure non si è mai arresa. E ora è pronta a raccontare la sua storia ai ragazzi di tutto il mondo. La vita incredibile di una stella in punta di piedi, che con la sua luce ha saputo oscurare gli orrori del mondo e sconfiggere i pregiudizi.

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Oggi parliamo con… Patrizia Marinelli

Ci accoglie nella sua casa di Patrizia Marinelli, ora in libreria con “Come gemelli nella placenta”. Intervista a cura di Alessandro Noseda.

Buongiorno Patrizia!

 

Ci racconti brevemente chi sei e perché leggi e scrivi?

Mi piace scoprire e vivere nuove emozioni e tramite la lettura riesco a scoprire sempre mondi nuovi, diversi punti di vista, a commuovermi o provare il brivido della suspense. Allo stesso modo mi piace scrivere perché cerco di trasmettere tutto questo, dal mio punto di vista ed emotivo, agli altri. Scrivere rappresenta per me anche uno sfogo creativo e una soddisfazione personale.

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