Oggi parliamo con… Maurizio Lorenzi

Ci accoglie nella sua casa di Bergamo Maurizio Lorenzi , ora in libreria con “Eroi senza nome”. Intervista curata da Alessandro Noseda

 

Buongiorno Maurizio e grazie per l’invito a cena. Cosa prepari?

In realtà non sono un cuoco provetto però all’occasione me la cavo. Diciamo insalata di riso nero e verdure con branzino al cartoccio? Siamo in estate e restare leggeri senza rinunciare al sapore mi sembra doveroso. Un vino rosato, fresco e stuzzicante, non può mancare in tavola.

Mentre cucini ci racconti brevemente chi sei e perché leggi e scrivi?

Sono uno scrittore per passione che alcuni giornali hanno ribattezzato “poliziotto/scrittore” proprio perché nella vita sono un’appartenente alle forze dell’ordine. Il motto del mio blog è “leggere per per capire e scrivere per capirsi. Indirettamente ho finito per rispondere alla tua domanda. Lettura e scrittura non possono essere slegate tra di loro, come le facce della stessa moneta. Sarebbe impensabile progredire nella propria scrittura senza delle letture assidue.

I tuoi romanzi: come nasce l’idea? Da cosa trai spunto? Quanto prendi in prestito dalla realtà quotidiana, dal tuo lavoro e quanto è parto di fantasia?

I miei primi tre libri erano per lo più opere autobiografiche che traevano spunto proprio dalla mia professione. Gli ultimi due invece sono scritti come dei romanzi ma pescano a piene mani nella cronaca nera degli anni 70′ sino ad arrivare ai giorni nostri. Diciamo che in queste ultime opere (Sbirro Morto Eroe e Eroi senza nome) ho cercato narrare le storie vestendo i panni dei protagonisti che si alternano sotto i riflettori della trama.

Scrivere un romanzo richiede tempo e documentazione. Come affronti la sfida?

Dici bene. Ogni libro è una sfida, meravigliosa quanto impegnativa. Personalmente cerco di documentarmi il più possibile, andando fisicamente nei luoghi ove si ambientano le storie. Raccontare ciò che si conosce o si è approfondito, è fondamentale per essere verosimili e quindi credibili. Restare lontano dalle vicende che si narrano, significa indirettamente prendere le distanze dalla stessa storia e quindi di non viverla in prima persona e di riflesso, non farla nemmeno vivere al lettore.

Quali sono state le maggiori difficoltà nella stesura del romanzo? Come delinei i personaggi? Segui una scaletta o ti fai guidare dalla storia?

Di solito cerco di delineare i personaggi attraverso lunghe interviste (quando possibile) oppure attraverso chiacchierate con amici, conoscenti o familiari in modo da comprenderne carattere e attitudini. Se invece il personaggio per motivi funzionali all’opera è una persona di fantasia, mi ispiro a persone che conosco o ho incrociato nella mia vita. Per quanto riguarda la trama, a grandi linee cerco di strutturala in anticipo, per sapere dove approdare al termine del mio lavoro, non sono un autore che si lascia guidare dalla trama, almeno per quanto concerne le linee guida della stessa. Le mie opere di fatto sono come dei viaggi. Stabilisco la partenza e la destinazione finale, senza precludermi tappe o soste non previste lungo il tragitto. I viaggi spesso (e per fortuna) sono imprevedibili. Lo stesso vale per i libri durante la loro stesura.

Dove scrivi? Hai un posto preferito? Carta e penna o direttamente al p.c.?

Non sono molto metodico, per modalità e tempistiche. Di solito scrivo a casa, nel mio piccolo studio ma anche in giro, dove capita, qualora mi trovi fuori città. Va benissimo qualunque luogo in ci sia un tavolo e una sedia. Sale d’attesa, bar affollati, lo scompartimento di un treno, la stanza di un albergo o la carlinga di un aereo. Ovunque, purché abbia il mio portatile o il mio blocchetto degli appunti.

Descriviti come lettore? Quali libri compri? Hai un genere preferito o spazi a seconda del momento, dello stato d’animo? E se devi regalarlo un libro come scegli?

Sono un lettore appassionato e accumulo libri di continuo. In media leggo due/tre libri al mese. Compro un po’ di tutto, in base all’ispirazione o ai consigli di amici. Leggo molto libri di criminologia e d’inchiesta ma spazio anche su altri generi, senza preclusioni. Per esempio, ho appena terminato “Profumo” di Süskind Patrick e “Noi gli uomini di Falcone” di Pellegrini Angiolo e Condoluci Francesco, opere che hanno ben poco in comune ma sono state capaci di rapirmi, pagina dopo pagina. Ve li consiglio! Quando devo regalare un libro mi affido al mio librario di fiducia: entro in libreria e gli descrivo la persona che dovrà ricevere l’opera e lui mi sa guidare verso il libro giusto, senza mai sbagliare un colpo! In una libreria sono i librai che fanno la differenza: se sono bravi la libreria sarà un luogo in cui ritornare, un rifugio per ogni occasione, in caso contrario, farebbero meglio a cambiare mestiere.

Ti piace presentare i tuoi libri al pubblico? Una domanda che non ti hanno mai fatto (e a cui avresti voluto rispondere) ed una che t’ha messo in difficoltà?

Ogni presentazione è una mini scossa di adrenalina di cui ogni scrittore deve sentire il bisogno. Mi piace molto confrontarmi con pubblici sempre diversi, perché dal dibattuto che ne scaturisce spesso emergono punti di vista interessanti e stimolanti. I lettori in genere sono molto attenti e puntigliosi, e non mancano di porre domande alquanto “toste”. Ricordo che una volta una signora mi ha posto per tre volte la stessa domanda, non convinta dalle mie risposte. A suo dire stavo mentendo, sostenendo che la storia a cui sono più legati di Eroi senza nome era quella che narra la strage di Capaci. Non c’è stato verso, ho dovuto darle ragione, altrimenti non mi avrebbe lasciato uscire dalla sala. La domanda che non mi hanno mai fatto? Forse questa: ma non ti vergogni a venire qui a presentare il tuo libro con tutti gli scrittori bravi che ci sono in giro e che ti bagnano il naso?

Un autore (o più) che costituisce per te un benchmark. E perché?

Sono tantissimi quelli che ammiro. Mi servirebbe un’intervista solo per citare il lungo elenco dei miei mostri sacri. Se devo fare un nome dico Don Winslow, scrittore americano che sa far confluire nella sua narrazione ritmo e la pura interiorità dei personaggi, all’interno di trame che corrono a mille all’ora, tra gli Stati Uniti e il Messico, terre di cocaina e morte. Bravissimo. Se volete iniziare, leggete “Il potere del cane” e poi il resto delle sue opere. Grazie per il tempo che hai voluto dedicarci.

Come consuetudine di Giallo e Cucina, ti chiediamo di chiudere con una ricetta ed una citazione!

Penne al cartoccio! Volete sapere la ricetta? La trovate nel libro della mia amica Maria Teresa Solivani, “Il quadernetto di Teresa, ricette vegetariane.” Sono sempre i sogni a dare forma al mondo (Luciano Ligabue)

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