Oggi parliamo con… Livia Sambrotta

L’ospte di oggi ha pubblicato di recente “Amazing Grace”. Leggiamo come si racconta nell’intervista curata da Alessandro Noseda

 

Ci racconti di te?

 

Ho sempre saputo di voler scrivere, la letteratura è una dimensione nella quale mi sento a mio agio e mi fa comprendere facilmente il mondo. La realtà può funzionare se si trovano le parole adeguate per descriverla, la prima volta che l’ho pensato avevo sei anni e tenevo tra le mani un giallo di Agatha Christie!

 

Come nascono le tue storie?

 

Avendo scritto un noir molte persone potrebbero aspettarsi che il romanzo nasca da un episodio doloroso o da una condizione sociale difficile, invece a me accade l’esatto contrario. A muovere i miei libri è soprattutto il senso di liberazione a cui si può approdare quando si vivono fino in fondo certe brutte storie. Amazing Grace è nato transitando all’interno di un Centro Commerciale. Intorno a me vedevo una realtà innaturale e opprimente, ma la domanda che mi sono posta è come possiamo sfuggire a tutto questo?

 

Quanto rubi alla fantasia, quanto ad altri autori e quanto alla realtà?

Si può iniziare da una suggestione o da un’intuizione. Poi con tecnica e metodo bisogna tramutare quell’intuizione in azione, personaggio e ritmo. Ho sempre pensato che dobbiamo avere rispetto per la storia e i suoi protagonisti, arriverà il momento che sceglieranno loro per noi senza chiederci il permesso. Gli autori che amiamo inevitabilmente saranno parte dei nostri romanzi anche se all’interno di una sola riga, e questa per me è la ricchezza della letteratura, un cavallo a briglie sciolte che corre sapendo dove andare perché fa tesoro dell’istinto tramandato dalla sua specie.

 

Dove scrivi?

 

La mia vita è sempre stata nomade, ho vissuto ovunque e quindi ovunque ho scritto. Credo che questo abbia influito su alcuni aspetti della mia scrittura, inevitabilmente l’ha resa trasversale, multidentitaria e alla ricerca di un altrove, fisico e metaforico.

 

Preferisci il silenzio o ami la musica di sottofondo?

 

La musica sempre, se trovi la canzone adatta a quello che stai raccontando vuol dire che hai capito quale ritmo devono avere le tue parole.

 

Quali sono state le maggiori difficoltà nella stesura del tuo romanzo?

 

Amazing Grace ha rappresentato per me una grande sfida. Volevo ribaltare il senso comune legato ad alcune debolezze generate dalla nostra società. La dipendenza affettiva, la solitudine urbana, lo status da conquistare nelle realtà dilaganti dei centri commerciali. Per arrivare a un finale inaspettato, di cui non anticiperò nulla, mi sono chiesta chi al giorno d’oggi può essere considerato il vero carnefice e chi la vittima. La risposta vi lascerà con il fiato sospeso fino all’ultimo!

 

E del rapporto con Editore ed Editor cosa puoi dirci?

 

Direi un processo illuminante e necessario. Negli anni trenta quando ancora la figura professionale dell’editor non esisteva, i migliori giallisti anglosassoni fondarono il Detection Club per poter confrontare le loro opere ancora in fase di stesura e rinnovare con linfa vitale il genere poliziesco. L’editing non è solo una revisione, è la possibilità data all’autore di vivere il suo romanzo una seconda volta attraverso un punto di vista differente.

 

Hai altri progetti in cantiere?

 

Sto terminando la stesura del secondo romanzo. Questa volta attraverseremo due terre apparentemente molto distanti, la Sardegna e la Colombia. In realtà sono molto più simili di quello che crediamo, poiché legate dal cordone ombelicale del traffico di cocaina. Ci saranno anche dei giovanissimi hacker disposti a tutto pur di difendere la loro isola italiana. Insomma non vi annoierete!

 

Un consiglio ad un esordiente che ha la sua storia nel cassetto e non ha trovato ancora nessun editore interessato a pubblicarla?

 

Non demordere, armarsi di una pazienza zen nell’attesa di ricevere una risposta, e se proprio il romanzo non trova il suo sbocco iniziare a scriverne un altro.

Il tempo migliora la voce narrante rendendola più sicura e stilisticamente autonoma, è una regola che vale per tutti.

 

Un autore che costituisce per te un benchmark. Quale suo libro consiglieresti ai nostri lettori?

 

Adoro Elmore Leonard, un autore capace di misurarsi in modo magistrale con il western e il noir, un cantore del linguaggio da strada, quando dialogano i suoi personaggi li ammiriamo come se fossero dei trapezisti. Tishomingo Blues è un libro che ha l’anima del Delta del Mississippi, un tuffatore, il blues di Robert Johnson e criminali che si ispirano alla guerra di secessione, chapeau!

 

Come te la cavi in cucina? Donaci una citazione e una ricetta

 

Adoro cucinare e da quando sono vegana, ci provo ancora più gusto. Ho scoperto molti sapori e spezie sconosciuti che mischio seguendo il mio istinto. Ecco una ricetta inventata da me: vellutata di zucca allo zenzero servita con funghi gialletti. Molto semplice: lessare la zucca e ripassarla in padella con porro e scaglie di zenzero. A parte cuocere i gialletti con olio e peperoncino. Frullare la zucca fino a quando si ottiene una crema, aggiungere i funghi, una manciata di prezzemolo e voilà! Servire gustandosi il profumo.

 

Dennis Lenahan, tuffatore dalla piattaforma, diceva che se mettevi una moneta da cinquanta centesimi sul pavimento e la guardavi stando in piedi, ecco, quella era la vasca vista dall’alto, da una torre d’acciaio di venticinque metri.

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