Ti consigliamo un film (tra una pagina e l’altra)

Nessuno si salva da solo

Scheda curata da Stefania Tani

 

Il film di Sergio Castellitto, tratto dal romanzo della moglie Margaret Mazzantini, appare come la biografia di un amore fatto di passione e dolore, un ritratto che rispecchia sempre più spesso la realtà attuale.

Si scava ferocemente nel rapporto di una coppia che non è più in grado di essere tale, che dopo un grande amore vive una dolorosa e rabbiosa separazione, senza sapere bene come è arrivata alla rottura, dove ha sbagliato. Un storia forte e intensa che ci presenta sentimenti sezionati, rabbia trattenuta e al tempo stesso lanciata addosso con la ferocia del dolore che attanaglia anime rassegnate e ferite. Delia e Gaetano, i due protagonisti, non hanno saputo proteggere il loro amore. La separazione è frutto di giorni, mesi, anni di cambiamenti, logoramento, di un lento disfacimento del tessuto che li aveva legati.

Sono i figli e il bisogno di proteggerli che non permette a questa ex coppia un effettivo allontanamento che, seppur doloroso, preserverebbe dagli attacchi, dal dolore, dalla cattiveria, dalle accuse postume. Sono sempre i figli che li spingono a voler trovare un equilibrio che permetta a tutti di vivere serenamente ma è complicatissimo soprattutto quando si cova rancore per se stessi e per l’altro, quando si tenta di nascondere, senza riuscirci, la rabbia e forse i sentimenti che ancora restano. Un amore che si è abbruttito, arrotolato su se stesso, si è nascosto tra le pieghe dell’anima e del corpo, forse non finito ma rimasto senza ossigeno.

 Il duello fra Gaetano e Delia si trasforma a poco a poco in un viaggio lungo la memoria della loro storia d’amore. Il racconto scandito dai flash-back disegna con onestà l’evoluzione (o involuzione) di una storia d’amore con tutte le sua sfaccettature, quando un nonnulla si trasforma in un iceberg di rabbia e scontri, quando la maternità/paternità svela nuovi lati del carattere che rendono la quotidianità un cammino minato, quando la pelle non basta più, quando si inizia a guardare altrove, quando si sopporta in silenzio o ci si scaglia contro per nulla. Una relazione che trova ostacolo non appena la progettualità viene a mancare, quando subentra l’abitudine, la stanchezza, l’abbandono dei desideri, la paura, l’ansia, l’isteria come se la progettualità fosse necessaria, fondamentale per preservare la vitalità del rapporto. I flash back che ripercorrono l’evoluzione del rapporto sessuale ritraggono anch’essi crudelmente il passaggio dalla passione all’amore alla necessità alla distrazione lasciando l’amarezza che divora il cuore.

Gli attori Jasmine Trinca e Riccardo Scamarcio sono perfetti ed estremamente intensi e veri nel trasmettere allo spettatore attraverso il linguaggio del corpo ma soprattutto tramite gli sguardi ogni sentimento, sensazione, pensiero, paura, passione, rabbia. Gli occhi come reale specchio di ogni sentire che traspare senza maschere.

 

Il cibo è un leit-motiv del film. Il controllo che Delia ha su di esso quasi a rappresentare il controllo e la perdita del proprio equilibrio: la vitalità o la sua assenza, la gioia o il dolore, la speranza o la rassegnazione. Rinuncia e pienezza a confronto. Fame di vita? Fame di amore? Epicuro ne La teoria del piacere paragona la vita a un banchetto da dove si può essere scacciati all’improvviso, quindi è fondamentale godere di ciò che si ha per potersi alzare in qualsiasi momento senza rimorsi. E qui sta la differenza tra Delia e Gaetano: la prima che rinuncia quasi a voler preservare una delusione che arriverà comunque, il secondo che si abbuffa per non rinunciare a nulla.

 

Il cameo di Vecchioni, a mio avviso, racchiude il momento più toccante del film: poche parole che cercano di riequilibrare e rendere obiettivo e relativo il dolore e la rabbia dei protagonisti. Colpisce allo stomaco donando, forse, un respiro di pace e un finale aperto.

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