Oggi parliamo con… Amanda Pitto (a cura di A. Noseda)

“Il Testimone del Diavolo” è la tua ultima fatica, in uscita a febbraio. Da dove hai tratto l’ispirazione? Quanto rubi alla realtà e quanto è frutto della tua fervida fantasia?

L’ispirazione è nata visitando i luoghi descritti nel libro. Mi sono resa conto, osservando la desolazione e ascoltando il silenzio intorno, che quel posto aveva delle cose da dire, storie da raccontare. Lucedio, il punto focale del romanzo, è famoso in tutto il mondo. Eppure nessuno aveva mai scritto nulla ispirandosi ai suoi misteri. Il romanzo è di pura fantasia, ma contiene al suo interno molte verità, che attingono dalla cronaca e dalla cultura massonica, conosciute e non.

Quando scrivi segui una scaletta? Quali sono state le maggiori difficoltà nella stesura?

Il mio metodo è questo: prima scrivo la sinossi, poi penso al finale e delineo i primi capitoli.
Spesso mi stupisco, perché i personaggi non sono d’accordo su ciò che propongo di fare, si ribellano. E la storia, alla fine, segue il suo destino da sola, mi posso solo limitare ad accompagnarla con le descrizioni. Per questo libro la più grande difficoltà è stata creare un nesso logico che come un grande ombrello riuscisse a coprire tutto, senza lasciare margine di dubbio, specialmente nel finale.

Dove scrivi? Hai un posto preferito? carta e penna o pc?

Scrivo solamente in due posti: sullo sgabello di pelle bianca del mio bar table, oppure in poltrona davanti al camino. E ora, mio malgrado, mi sono abituata a scrivere tenendo i miei tre figli contemporaneamente. Niente penna, solo ipad o portatile.

E se ti proponessero una sceneggiatura per un film da un tuo libro? Saresti d’accordo o ritieni che i tuoi romanzi soffrirebbero nella trasposizione cinematografica?

In questo momento sono io che busso alle porte dei registi sperando che possa nascere un giorno una sceneggiatura. Anche se, quando mi è stato proposto di creare una sceneggiatura dal nulla per un film, non ci sono riuscita. Non so scrivere diversamente da come faccio. Sarebbe un sogno che diventa realtà invece vedere un romanzo che si trasforma anche solo in un cortometraggio.

Ti piace presentare i tuoi libri al pubblico? Una domanda che non ti hanno mai fatto (e a cui avresti voluto rispondere) ed una che t’ha messo in difficoltà?

No, non amo il contatto umano. Sono in campagna, e in questo momento i miei vicini di casa sono mucche e pecore, ma vivendo in Irlanda in un cottage non è poi così insolito. Non ho mai fatto presentazioni in pubblico. Devo dire che la tv invece, fredda e distante, non mi disturba affatto. Ho approfittato di qualche trasmissione televisiva in passato, e lo farei ancora volentieri. Una domanda che non mi hanno mai fatto è se mi piace definirmi scrittrice, così potrei svelare che ho grossi problemi di autostima, ma arrivo dappertutto perché so osare. Non esiste una domanda, invece, in grado di mettermi in difficoltà.

Hai altri progetti letterari?

In questo momento sto scrivendo un nuovo romanzo, dove cambio di nuovo genere letterario. Mi piace sperimentare, sono passata dai racconti drammatici alla saggistica, per approdare al noir ed ora sono impegnata a superare nuovamente me stessa.

E che tipo di lettore sei? Ci sono degli autori ai quali ti ispiri o che rappresentano per te un modello di riferimento?

Quando ero bambina amavo l’horror, in particolare King. Poi sono passata alla saggistica. Adesso, mi spiace svelarvi qualcosa di poco intellettuale, ma amo decisamente il genere romantico. Il mio modello di riferimento come scrittrice è Coelho, mi piace la narrativa filosofica, quella che ha sempre un’anima spirituale da mostrare. Mi piace che un romanzo abbia all’interno un percorso formativo, ed è la strada definitiva che sto prendendo.

Un consiglio a chi ha la propria storia nel cassetto?

Partire con ottimismo nella ricerca di un editore, ben coscienti che la sinossi è fondamentale. Forse,però, il consiglio più importante è a monte. Riflettere bene su ciò che si vuole scrivere, perché qualcuno ci deve leggere. È la legge del mercato, bisogna scegliere cosa scrivere in modo razionale, tra il ventaglio di possibilità a nostra disposizione.

Come consuetudine di Giallo e Cucina, ti chiediamo di chiudere con una ricetta ed una citazione!

Insalata tropicale
Cuocere una quindicina di gamberoni freschi in acqua bollente salata, scolarli e lasciar raffreddare. Posizionarli in un’insalatiera ed aggiungere la polpa di due avocado, uno spicchio d’aglio tritato, il succo di mezza arancia, il succo di un lime intero, due cucchiai di olio extravergine, dei semi di sesamo tostati a piacere, worchestersauce, sale, pepe, tre fette di ananas tagliato a pezzettini, una spruzzata di zenzero e prezzemolo. Servire tiepido. Vino consigliato: vermentino ligure.

La citazione: “Scrivere è prendere l’impronta dell’anima.” Multatuli

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