Oggi parliamo con… Manuela Costantini

Intervista a cura di Alessandro Noseda.

 

Buongiorno e grazie per l’accoglienza.

Grazie a voi per aver accettato l’invito. Accomodatevi, è quasi pronto.

 

Ci racconti chi sei e perché leggi e scrivi?

Sono una ragazza un po’ cresciuta e leggo da quando ho capito che le lettere stampate sui fogli formavano parole e poi frasi e poi storie. Leggo perché non posso farne a meno, perché capita che inizio un libro ed entro in una storia e non vorrei uscirne mai. E scrivo un po’ per lo stesso motivo. Solo che le storie provo a inventarle io.

Le tue storie, come nasce l’idea?

L’idea di una storia nasce da una frase, da una faccia, da un momento. Mi restano in mente e si sedimentano tra i ricordi e poi tornano in superficie e quando succede, capisco che vogliono essere raccontati.

 

Dove scrivi? Hai un “luogo del cuore” dove trovi ispirazione?

La mia casa è piccola. Ho una scrivania nel salone, e un computer e un mucchio di libri sparsi sopra. La scrivania è rivolta contro il muro. Bianco. Ed è un “luogo” perfetto.

 

Preferisci il silenzio o ami musica di sottofondo?

Quando scrivo mi “estranio”. Quindi va bene tutto, tanto non sento quello che accade intorno a me. Musica, televisione accesa, luce, buio e mia figlia adolescente che canta. Ecco, solo lei potrebbe distrarmi.

 

“Le immagini rubate” è la tua ultima fatica. Dove hai trovato spunto? E’ autobiografico? Quanto prendi in prestito alla realtà e quanto è frutto di mera fantasia? Come delinei i personaggi? Segui una scaletta o ti fai guidare dalla storia?

“Le immagini rubate” è un romanzo giallo. Lo spunto è nato da una leggenda, dal mito della “Chioma di Berenice”. Poi il protagonista, l’avvocato Filippo Dolci, e i suoi comprimari hanno fatto il resto. Credo che tutto quello che scrivo sia in parte autobiografico. Ognuno di noi ha una “storia” personale importante e da lì prende spunto, dalle proprie esperienze, dalle proprie emozioni, da quello che gli è capitato, dai desideri, dai sogni, dalle persone che ha incontrato. Però la storia è inventata, non farei mai uno scalpo, né, per fortuna, mi è capitato di conoscere persone che lo hanno fatto. I personaggi del mio romanzo io li sento come “reali”. Li vedo, li ascolto, riesco perfino a toccarli. Immagino una scena e li osservo muoversi e parlare e pensare. Io sono una spettatrice attiva, sono con loro mentre “vivono” la loro storia e provo a raccontarla. Quindi, sì, la scaletta è utile, specie per un giallo, ma mi lascio guidare dai personaggi, a volte anche “discutendo” con loro, quando non siamo d’accordo su alcune cose.

 

Quali sono state le maggiori difficoltà nella stesura del romanzo?

Riuscire a far quadrare il cerchio. E mantenere una coerenza per tutto il romanzo, non ingannare il lettore è fondamentale. Tra le regole per scrivere un giallo, ce n’è una che dice che il lettore deve avere la stessa possibilità dell’investigatore di capire chi è il colpevole. Non è semplice, ma è molto divertente.

 

E del rapporto con Editore ed Editor cosa puoi dirci?

Io ho incontrato persone speciali, non ho mai avuto problemi. Credo sia importante, come in ogni rapporto umano, il rispetto reciproco. E un po’ di gentilezza, che non guasta mai.

 

Hai altri progetti in fieri?

Sì, sto lavorando al secondo romanzo. Il protagonista è lo stesso, l’avvocato Filippo Dolci. E poi ho altri progetti importanti. La scrittura di un racconto giallo con personaggi nuovi e la stesura di una storia gialla per una trasposizione in fumetto.

E se ti proponessero una sceneggiatura per un film? Saresti d’accordo o ritieni che i tuoi romanzi soffrirebbero nella trasposizione cinematografica?

Eh, ne sarei felice. Sarei d’accordo, certo. Come ho già detto, quando scrivo, vado per “scene”. Ed è un po’ quello che capita nei film, o nelle fiction. E poi adoro i dialoghi. E sono fondamentali per un’eventuale sceneggiatura.

 

Descriviti come lettore. Quali libri compri? Hai un genere preferito o spazi a seconda del momento, dello stato d’animo? E se devi regalarlo un libro come lo scegli?

Non ho un genere preferito in assoluto. Mi piacciono i bei libri. Mi piacciono le storie che riescono a trasportarmi “altrove”, mi piacciono le parole che non dimentichi anche dopo aver terminato la lettura. E secondo me un libro può essere in grado di cambiare il tuo stato d’animo. C’è un potere infinito nelle parole scritte e lette. Quando regalo un libro penso alla persona a cui voglio regalarlo. E regalo quelli che conosco, perché alla mia amica “sognatrice” non potrei mai regalare un horror, per esempio.

 

Un consiglio ad un esordiente che ha la sua storia nel cassetto e non ha trovato ancora nessun editore interessato a pubblicarla?

 

Leggere tantissimo. E poi, dopo aver letto tantissimo, rileggere i propri lavori. Si scoprono tante cose in questo modo. Frequentare luoghi (anche virtuali) in cui ci si scambiano opinioni e commenti. Non avere pietà per i propri testi. E avere consapevolezza di quello che si sta facendo.

E poi provarci. Con i concorsi, con le selezioni, con gli invii presso le case editrici.

 

Un autore (o più) che costituisce per te un benchmark. E perché? Se ti va, ponigli il quesito che da tempo hai in mente! Magari è tra i lettori del Blog!

Purtroppo non possono essere tra i lettori, ma a entrambi sarebbe piaciuto. Avrei voluto conoscere Italo Calvino. E Raymond Carver. La grandissima capacità di Calvino di usare le parole è sconvolgente. Ogni cosa che ha scritto è un capolavoro. Anche le lettere con cui rispondeva agli autori, quando era Editor in Einaudi. E poi Carver, per la spietata lucidità con cui ha raccontato storie di ordinaria umanità.

 

Quali libri di Calvino e Carver consiglieresti ai nostri lettori?

Tutti.

 

Donaci una citazione e una ricetta.

Due citazioni vanno bene?

“La letteratura nasce dalla difficoltà di scrivere, non dalla facilità. Dove la penna ti si inceppa, dove non riesci a esprimerti, di lì e solo di lì potrai cominciare a fare letteratura. Scava in quel punto, lavoraci, rosicchia il tuo osso con pazienza. Tutto il resto puoi lasciarlo perdere: dove la penna scorre facile non nasce niente di buono.” Italo Calvino

 

“Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima. La temperatura del corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, “creature di sangue caldo e nervi”, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita.” Raymond Carver

 

E la ricetta è una specialità del luogo in cui vivo.

Brodetto di pesce alla giuliese

I pesci da preferire sono: gallinella (mazzolina), razza, scorfano, palombo, triglia, rana pescatrice, seppia, canocchia, sogliola, scampo, vongole e tracina.

Nel Brodetto non sono codificate le varietà di pesci e le quantità. È un piatto determinato dal mercato. Tutti i pesci concorrono in maniera utile, nessuno di essi in maniera indispensabile. Lo stesso principio vale per le quantità.

Occorrono: pomodori maturi, un peperone verde di media grandezza, uno spicchio d’aglio, un ramo di prezzemolo, olio extra vergine di oliva, mezzo cucchiaino di sale, un peperoncino (facoltativo), fette di pane non molto fresco da tostare.

Utilizzate una capiente padella di alluminio o un altrettanto capiente tegame di coccio. L’alluminio è preferibile per la qualità della cottura, il coccio invece privilegia la tenuta della temperatura durante la degustazione del piatto.

Soffriggete leggermente l’aglio triturato nell’olio e aggiungete il pomodoro, il sale ed eventualmente il peperoncino.

Unite le seppie tagliate a listarelle e dopo cinque minuti aggiungete i pesci a seconda delle loro dimensioni e caratteristiche. I pesci a carne più coriacea (scorfano, gallinella, palombo, tracina) per primi, gli altri successivamente. Per ultimi aggiungete i frutti di mare. Servire direttamente dal tegame guarnendo con il prezzemolo tagliuzzato e il pane tostato.

Con un buon Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo.

Buon appetito!

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