Oggi parliamo con… Marco Proietti Mancini

Buongiorno e grazie per l’accoglienza. Ti va di raccontarci perché leggi e scrivi?

Probabilmente perchè non sono un calciatore di successo, o un cantante famoso e con una bellissima voce (o anche brutta, è più importante il successo), o chissà quante altre cose e talenti che avrei potuto essere e avere e invece non ho. Anche se, a ben pensarci, calciatori, cantanti e tutti gli altri, poi diventano anche “scrittori”, allora potrei pretendere, almeno per i minuti di recupero di una partita già vinta, di scendere in campo anche io in una finale di coppa!
Battutacce a parte. Leggo da quando so leggere, ringraziando mia madre, che quando non aveva per le mani mestoli, o scopettoni o ferri da calza, stava sempre con un libro davanti e mi ha attaccato ‘sta malattia. Scrivo da quasi altrettanto, anche se solo da quando alcuni amici mi hanno “scoperto” mi sono degnato a provare a pubblicare.

 

I tuoi romanzi, come nasce l’idea?

Boh. Dipende da mille cose e mille fattori, ispirazioni improvvise che mi fanno venire voglia di inventare una storia partendo da un’inezia, un nulla, anche solo un lampo di luce che mi colpisce gli occhi, e poi inizio a svolgermi dentro un filo di storia, di trama narrativa, che arricchisco passo passo e trasferisco nelle parole che scrivo.
Dove scrivi?

 

Quasi sempre nella veranda di casa mia, una stanza esposta a est, sud, ovest, luminosissima, dove anche un bastone infilato nella terra ricaccia gemme. Forse la luce fa lo stesso effetto anche alle storie.

 

Hai un “luogo del cuore” dove trovi ispirazione?

 

Quasi tutte le mie storie, l’ispirazione iniziale, sono partite mentre mi trovavo di fronte al mare. Il mare per me è la spiaggia di Torvaianica dove passo moltissime delle mie ferie e tanti dei miei fine settimana.

 

Carta e penna o direttamente p.c.?

 

Direttamente PC, ma a volte succede che mi arrivi un’idea, un’immagine da trasportare nel romanzo o nel racconto che sto scrivendo e che magari mi trovi in macchina o in ufficio e non abbia la possibilità di farlo subito, allora uso quel che capita, carta oleata, bozze degli sms sul cellulare, fazzoletti di carta, per appuntarmi l’idea e non perderla.

 

Preferisci il silenzio o ami musica di sottofondo?

 

Dipende dal momento e dal brano che sto scrivendo. Quasi sempre ascolto a bassissimo volume una radio in streaming dal pc, oppure lascio accesa la tv davanti al tavolo su cui scrivo, ma solo se trasmette qualche documentario naturalistico, sempre a volume bassissimo.

 

”Oltre gli occhi” è la tua ultima fatica. Dove hai trovato spunto?

 

Dal mare, sempre. Anzi, più che sempre, visto che è una storia in larghissima parte ambientata in una spiaggia isolata. Poi dalle trame e dagli spunti di tutta una serie di film che mi hanno particolarmente affascinato in tutta la mia vita, da “Il raggio verde” di Eric Rohmer a “La cagna” di Ferreri e poi “Le fate ignoranti” e “Saturno contro” di Ozpetek e ancora tanti altri. Ma non per quanto riguarda la storia, solo per ambientazioni e colori.

 

Quanto prendi in prestito alla realtà e quanto è frutto della tua fervida fantasia?

 

La mia fantasia è figlia della realtà che mi circonda, ma la mia realtà nasce dalla fantasia. E’ come la storia dell’uovo e della gallina, irrisolvibile.

 

Come delinei i personaggi?

 

Si delineano da soli, si impossessano di me e decidono autonomamente se essere i buoni o i cattivi, i giusti o gli ingiusti. Io mi limito a vestirli delle parole adatte, a consegnare loro un fisico adatto al ruolo che hanno nella storia. E’ la storia che è funzionale al personaggio e non viceversa.

 

Segui una scaletta o ti fai guidare dalla storia?

 

Mai, nessuna scaletta. Il libro inizia quando partono le dita e termina quando, da sole, le dita si fermano, perchè la storia è finita quando la mia pancia ha deciso così. Poi si assesta, si lima, di verifica tutto. Ma sono sempre io il primo a stupirmi quando mi accorgo che la storia “si è scritta da sola”.

 

Quali sono state le maggiori difficoltà nella stesura del romanzo?

 

La verifica degli aspetti tecnici di alcune cose che ho scritto nella storia, relative alla pesca, al mare e alle barche. La congruità dei tempi, del flusso degli avvenimenti nei periodi in cui li narravo. Non scrivo gialli o noir o spionaggio, meno che mai storie di respiro internazionale.Racconto storie di casa nostra, fatti minimi (e drammatici o meravigliosi) che succedono a persone normali.

 

E del rapporto con Editor ed Editore cosa puoi dirci?

 

E’ un rapporto tra persone, prima che fra ruoli. Una delle cose che amo di più dell’editoria di medie dimensioni è che non si perde di vista questo, nel rispetto delle responsabilità, non hai rapporti con un funzionario di una burocrazia, non sei una parte di un processo, ma hai rapporti immediati, diretti, con persone che sono fortemente coinvolte e partecipi di quel che fanno.
Nel reciproco rispetto c’è l’accettazione e la discussione di quel che c’è da fare, per un obiettivo comune. Non è più “solo il mio” libro, ma diventa un progetto comune.

 

Hai altri progetti in fieri?

 

Ai primi di dicembre 2014 – in occasione di “Più libri più liberi” di Roma – uscirà un progetto a cui tengo molto. “Storiacce”, pubblicato con Historica, una raccolta di tre racconti lunghi (o microromanzi) scritti uno da me, uno dal duo Laura Costantini & Loredana Falcone, il terzo da un giovane sceneggiatore, Igor Artibani.
Storie dure, umanamente, socialmente, su tre aspetti diversi della deliquenza e del male di esistere. Un adolescente, una donna, un agente di custodia. Mi cimento, per la prima volta, con un personaggio negativo, totalmente. Vedremo come andrà.
Ci sarebbe da farci un film in tre episodi.

Poi devo ultimare la stesura di due romanzi. Uno è il seguito del mio filone del ‘900 (i primi due sono stati “Da parte di Padre” e “Gli anni belli”), l’altro una storia contemporanea, nella traccia del racconto di persone qualunque, simile a “Oltre gli occhi”.

 

E se ti proponessero una sceneggiatura per un film? saresti d’accordo o ritieni che i tuoi romanzi soffrirebbero nella trasposizione cinematografica?

 

Per una domanda rispondo sinteticamente. Magari! Ma il mondo del cinema è ancora più vittima delle logiche di business di quanto non lo sia quello della letteratura, quindi non ci spero.

 

Descriviti come lettore?

 

Facile, basta mettere aggettivi. Compulsivo, ossessivo, amante della carta stampata. Qualsiasi cosa, di qualsiasi genere, purchè sia scritta bene; anche un manuale sull’arte dell’orologeria.

 

Quali libri compri?

 

Seguo suggerimenti degli amici di cui mi fido, assecondo lo stato d’animo, il gusto del momento, la bellezza di una copertina che “mi prende”, un risvolto scritto bene, che mi attrae. Non seguo generi, non seguo classificazioni.

 

E se devi regalarlo un libro come scegli?

 

Difficilissima domanda, perchè difficilissimo è decidere. Si rischia sempre di sbagliare, interpretando il gusto, pensando di conoscere la persona che si ha di fronte. La realtà è che per ognuno di noi un libro è qualcosa di unico, come un amore. Come fai a capire se funzionerà? Si rischia, e per rischiare il meno possibile l’ideale è scegliere un classico o un grande della narrativa. Simenon, su tutti.

 

Un consiglio ad un esordiente che ha la sua storia nel cassetto e non ha trovato ancora nessun editore interessato a pubblicarla?

 

Può sembrare un suggerimento ambiguo, ma cercate di leggerlo nel senso “buono”. Lasciate stare le agenzie, le scuole di scrittura, i professionisti del settore. Sono entità che vivono per fare guadagno ed è nella natura delle cose che cerchino di avere il massimo guadagno con il minimo sforzo. Il vostro successo non sarà mai il LORO successo, avete obiettivi diversi, non coincidenti. Da loro, agenti, scuole, si va dopo, semmai, in una fase intermedia, e non sempre è necessario andarci (quasi mai, secondo me).
Cercate di conoscere qualche scrittore di cui vi fidate, come persona, non come personaggio, come autore, per quel che vi ispira, per quel che vi trasmette. Cercate e proponetevi con umiltà, per chiedergli dei suggerimenti, non un aiuto, non una raccomandazione, ma per farvi raccontare come ci è riuscito lui, cosa è successo perchè lui e proprio lui è riuscito a farsi pubblicare. Evitate quindi i “figli di, nipoti di, amici di”, cercate chi, SOLO sulle proprie forze, capacità e talento, è riuscito ad emergere.
Fate come si faceva una volta, l’esperienza insegna. Scoprirete QUANTA fatica e quanta gavetta sia necessaria, quanti sbagli, musate nel muro, bisogna fare e dare.

 

Ti piace presentare i tuoi libri al pubblico?

 

Da morire, è un momento meraviglioso di confronto e ritorno.

 

Un autore (o più) che costituisce per te un benchmark. E perché?

 

Senza dubbio Maurizio de Giovanni, Marilù Oliva, Alessandro Berselli. Sono tutti autori bravissimi ma soprattutto sono persone, non personaggi, straordinari. Devo a loro molto, sia come autori che come persone, senza nessun “padrinato”, solo per quella condivisione di esperienze e insegnamento di cui, lo ripeto, ho parlato sopra.

 

Se ti va, ponigli il quesito che da tempo hai in mente! Magari è tra i lettori del Blog!

Ma… semmai, gli faccio una telefonata!

 

Quale suo libro consiglieresti ai nostri lettori?

 

Gli ultimi sono sempre i migliori, no?
Per de Giovanni “In fondo al tuo cuore”, per Marilù “Le sultane”, per il Bers “Anche le scimmie cadono dagli alberi”.

 

 

Grazie del tempo che hai voluto dedicarci. Prima di salutarci ti chiediamo, come consuetudine di Giallo e Cucina, di lasciarci con una ricetta ed una citazione!

 

Da “Oltre gli occhi”

La vita è come un cerchio disegnato nel tempo. Nella vita la traccia la lasciamo negli anni, nelle cose e nelle persone e, chi dovesse osservare il nostro percorso, ci ritroverebbe alla fine allo stesso punto di partenza. Solo una cosa non si ritrova mai, l’innocenza, quello è un dono che solo i pazzi non perdono, per quanto lunga possa essere la loro vita, per quanto immenso sia il cerchio di cui lasciano la traccia.”

 

Invece, per la ricetta, visto che adoro le polpette come le faceva mia madre, mi dedico la ricetta delle Polpette profumate.

Per 4 persone:
300 gr di macinato di manzo, non troppo magro
200 gr di macinato di polpa di maiale
due fette di pane raffermo, o una ciabattina, o una rosetta (fate voi).
Due bicchieri di latte
100 gr di Parmigiano reggiano grattugiato
2 uova

Noce moscata
Limone
Pan grattato
Sale
Aglio
Prezzemolo
Olio EVO

Fate macerare il pane in una zuppiera, immergendolo nel latte. Quando sarà morbido strizzatelo e scolate il latte, fino a quando non sarà ridotto a una poltiglia non troppo bagnata.

Mettete la carne (tutta) in una insalatiera capiente, aggiungete il pane, le due uova e salate. Iniziate a mescolare tutto, inizialmente con una forchetta, poi con le mani.
Quando l’impasto avrà iniziato ad amalgamarsi aggiungete il parmigiano, grattate la scorza di mezzo limone, una bella spruzzata di noce moscata grattugiata, e poi schiacciate uno spicchio d’aglio (non troppo grande) e aggiungetelo all’impasto. Per finire, sminuzzate finissimamente del prezzemolo e aggiungete anche questo.
Quindi riprendete a impastare con le mani, lavorando a lungo fino a che l’impasto non sia perfettamente omogeneo.
Fate delle palline delle dimensioni più o meno di grandi uova, passatele nel pan grattato (se trovate quello aromatizzato alle erbe è anche più buono) e lasciatele riposare intanto che in una padella larga (28 cm almeno) avete messo un po’ di olio extravergine, appena quanto basta a ungere il fondo .
Mettete le polpette, schiacciandole un pochino in modo che non siano tonde e si cuociano meglio.
Venti minuti, i primi 4/5 a fuoco vivace, poi a fuoco lento, girandole spesso.
Buon appetito.

Intervista a cura di Alessandro Noseda

 

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