Oggi parliamo con… Alessandro Biagini

L’ospite di oggi è la prova provata che alla fine la perseveranza premia! Ci eravamo sentiti quando “Il ladro di zucchero” ancora non esisteva, ma alla fine…

Non voglio rivelarvi nulla di più. Leggiamo l’intervista che Alessandro ha rilasciato a Gialloecucina!

 

Benvenuto su Giallo&Cucina. Un caffè? Un aperitivo?

La proposta è allettante, anche se somiglia ad un crocevia malizioso. Caffè per i momenti in cui le dita scorrono veloci sulla tastiera e la mente si lascia soffocare dalla fantasia. Aperitivo per tutte quelle volte in cui troviamo qualcosa da festeggiare. Come l’uscita di un buon libro da parte di chi l’ha scritto.

Come di consueto, ti preghiamo di presentarti al pubblico. Chi è e perché scrive Alessandro Biagini?

Alessandro Biagini è per prima cosa un papà e un marito come tanti. Nato a Roma quarantasei anni fa e diplomato all’Istituto di Stato per la Cinematografia e la Televisione, ha presto capito che quel pezzo di carta che qualcuno ancora si ostina a chiamare diploma, resterà tale per il resto degli anni. Ma da subito capisce che la sua passione si chiama scrivere. Per questo si cimenta prima nel giornalismo conseguendo l’iscrizione all’Ordine Professionale nella categoria Pubblicisti, poi nella stesura dei primi racconti tutti autofinanziati. Fino a decidere di tentare il grande salto con la pretesa di affidare l’ultima fatica “Il ladro di zucchero” alla Casa Editrice Intermedia Edizioni di Orvieto e scoprire che non è stata poi una cattiva idea. Il fatto di aver sempre scritto, di aver curato certi radici e conservato certi rami, doveva per forza portare un frutto buono da gustare. A volte mentre scrivo mi trasformo, come se ci fosse qualcuno accanto a me che con la sua invisibile e costante presenza, mi dettasse le frasi, le storie, le soluzioni ai momenti di pausa. E allora il mio pensiero vola a mio padre che mi ha lasciato molti anni fa. Forse, anche se in maniera indiretta, tutto questo desiderio di scrivere lo devo a lui, come se in qualche modo potessi tornare ad aprire certe porte chiuse da tempo.

Quando e come è nata la tua passione per la lettura? Qual’è il tuo rapporto con la cucina?

Lettura e cucina credo sia un matrimonio perfetto. Molte volte nel corso della giornata, mi ritrovo circondato da pentole e fornelli, seduto su uno sgabello giallo con un libro in mano e un mestolo nell’altra. Credo che tra le righe di un buon libro si nascondano eccellenti ingredienti e viceversa il cibo sia portatore di storie. La maggior parte delle persone oggi mangiano per il solo gusto di riempirsi la pancia, ma uno scrittore sa che dietro ogni cipolla, forma di parmigiano o bottiglia di vino, in realtà si nasconde una storia lunga un secolo che attende solo di essere interpretata.

“Il Ladro di Zucchero”.Com’è nata l’idea?

Mia moglie dice sempre che non mi fermo mai ed ha ragione. Il problema è che oltre a non fermarmi nei movimenti, non lo faccio nemmeno nei pensieri. La mia mente è sempre alla ricerca di un’idea, di un trucco, di una scena da deformare per raccogliere i particolari e tradurli in parole e concetti. Così un giorno mentre mi trovavo al bar a prendere un caffè, lo sguardo si posa su una bustina di zucchero e capisco al volo che da quella semplice creatura sarebbe nato il mio thriller. Anzi. Digerisco il concetto che da quel bar non sarebbe uscito un cliente normale, ma sarebbe saltato fuori “Il ladro di zucchero”. Se ci penso ancora mi viene da ridere.

 

Ti sei ispirato a qualche persona reale per la caratterizzazione del tuo protagonista o è frutto della tua fantasia?

In passato quando mi è capitato di autofinanziare altre opere, ho dovuto per forza mescolare aspetti autobiografici a luoghi che avevo già frequentato per mille motivi diversi. Stavolta invece ho voluto dare una ventata diversa alla mia nuova creatura e lasciar cavalcare la fantasia fino all’ultima pagina.

La storia si svolge essenzialmente a Roma . Quale il tuo legame con questa città? Ne hai una conoscenza diretta o hai dovuto documentarti diversamente per rendere tanto credibile l’ambientazione?

La trama si snoda tra le strade di Roma, ma un gioco sottile che tiene legati i due protagonisti nasce in Toscana, una terra che amo molto. Io ci sono stato da piccolo, quando la terra profumava di pomodoro e girasoli, i miei personaggi ci si trovano quasi per caso, catapultati in un’infanzia che sta per sbocciare. Io ingannavo le serate contando le lucciole e i pinoli che saltavano fuori dalle pigne. Loro hanno scoperto un modo più inquietante per sentirsi grandi. Clic, uccidere. Cavolo, mi è appena scappato un indizio.

Esiste una colonna sonora alla tua attività di scrittore?

Mentre scrivo ascolto di tutto, ovviamente in compagnia di una birra fresca o di un buon caffè. Ma in certe parti del libro, per via delle tematiche che andavo ad affrontare ho dovuto ricorrere a del buon rock. Solo verso la fine mi sono lasciato andare ad una venatura malinconica quando uno dei due personaggi si trova davanti ad un video interpretato da un Elvis ormai stremato che si rende conto di essere alla fine dei suoi giorni. La scena la riporto all’inizio di un capitolo e per questo ho ascoltato decine di volte Advertising Space di Robbie Williams, dove il cantante stesso nel video interpreta proprio il re del rock’n’roll.

Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate nella stesura della romanzo?

Una in particolare. Trovare il modo per far resuscitare il serial killer che invece sarebbe dovuto morire molto tempo prima. Ma non posso svelare di più.

A chi e perché consiglieresti la lettura del tuo libro?

Non spetta a me dare un giudizio su “Il ladro di zucchero”, ma l’ho letto e riletto fino allo sfinimento per proporre un lavoro valido. Trovo che sia una bella storia, intrigante nei dialoghi e nella stesura, piacevole per gli amanti del genere, ma anche per chi avrà voglia di cimentarsi in una lettura che potrà fare compagnia nell’inverno che finalmente sta provando a bussare alle nostre porte.

Cosa puoi raccontarci a proposito della tua esperienza editoriale?

In passato ho avuto mille approcci al tentativo di propormi alle varie case editrici sparse qua e là in Italia e l’idea che mi sono fatto non è stata positiva. Ho richiesto preventivi, mandato curriculum e una valanga di mail. Credo che questo sia lo stesso percorso dei tanti colleghi che come me vorrebbero partorire un libro inteso come tale e non solo un ammasso di fotocopie rilegate in fretta. Poi un giorno ho fatto un incontro con una persona capitata per caso ma che in realtà già conoscevo che mi ha regalato un consiglio. Io l’ho raccolto ed ho contattato la persona indicata sul pezzo di carta. La persona è Isabella Gambini della Intermedia Edizioni con la quale abbiamo intrapreso un percorso fatto di facebook, posta elettronica, wattsapp e telefonate senza mai incontrarci di persona. Lei mi ha convinto a superare la mia paura di girare ad altri una cosa appena scritta. E la convinzione di trovarmi di fronte ad una persona disponibile e preparata, ha fatto il resto.

Che tipo di lettore sei? Ci sono degli autori ai quali ti ispiri o che rappresentano per te un modello di riferimento?

Sono un lettore molto critico, mi aspetto sempre molto dal libro che resta in attesa sul mio comodino e spesso ci rimango male quando non trovo un motivo per girare la pagina successiva. Spero non accada a chi avrà voglia di leggere “Il ladro di zucchero”. Per il resto non ho modelli di riferimento e mi ispiro solo a ciò che vivo giorno dopo giorno e ai fatti di cronaca che purtroppo ci vengono sbattuti in faccia.

Hai altri progetti letterari in cantiere?

Non posso rispondere come vorrei. Vi accontentate di un semplice si?

Cosa pensi dell’editoria digitale? E del self-Publishing?

Io penso solo a scrivere le mie storie. Ognuno ha la sua croce.

Lasciaci con una citazione e con una ricetta!

Come spiego anche nel libro al momento dei ringraziamenti, quando cucino adoro improvvisare. Per questo non ho bisogno di ingredienti particolari, ma utilizzo ciò che trovo a portata di mano mescolando fantasia e creatività. Quindi dopo aver dato un’occhiata intorno, faccio saltare in padella con poco olio qualche cubetto di cipolla, pancetta e briciole di pane raffermo. Nel frattempo nell’acqua che bolle, metto una manciata di bucatini e in una piccola ciotola a parte preparo un composto di prezzemolo, pecorino grattugiato e scaglie di scamorza. Dopo aver scolato la pasta, amalgamo il tutto e lascio mantecare ancora un po’ in padella. Appena il gioco è fatto potrò solo augurarvi buon appetito.

Anzi buona lettura!

E mentre vi riempite il piatto per la seconda volta, vi lascio in compagnia della mia citazione preferita: “Capisci di aver letto un buon libro quando giri l’ultima pagina e ti senti come se avessi perso un amico. (Paul Sweeney).

E’ possibile contattare l’autore inviando una mail a: illadrodizucchero@libero.it

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