Oggi parliamo con… Orlando Catalano

Incontriamo Orlando Catalano che ha recentemente pubblicato il volume “Le strade raccontano – Itinerari napoletani” (E.L.I., Edizioni Librarie Internazionali, Napoli). Intervista a cura di Alessandro Noseda.

 

Buongiorno e grazie per l’invito a pranzo! Cosa ordiniamo? Come hai scelto il locale?

Nel locale ci sono finito per caso, così girovagando. Esco da solo o più di rado in compagnia, con il mio zainetto e la mia Canon, e vado dove mi portano i piedi, seguendo percorsi insoliti, spinto dalla curiosità della scoperta o quantomeno della riscoperta. In questo locale sono arrivato così, vagando, senza cercarlo. Ma mi sono trovato subito a mio agio: ambiente familiare, avventori intriganti, oste cordiale …

 

Non sapevo t’intendessi anche di vino e cucina! Allora sei proprio nel Blog adatto!

Confesso che sono astemio ma per fortuna qui il vino è virtuale e allora alzo il calice e brindo con gli amici del blog!

 

Ci racconti chi sei e perché leggi e scrivi?

In realtà mi occupo di altro, sono un medico, un radiologo per la precisione. “Le strade raccontano” è la mia opera prima. O meglio, ho pubblicato negli anni vari testi di radiologia, e penso che continuerò a farlo, ma quelli li considero “lavoro”, seppur fatto con passione. “Le strade raccontano”, invece, è stato un’altra cosa. L’avventura degli ultimi anni: riscoprire la mia città, bella e maledetta, girare, fotografare, conoscere luoghi imprevisti, incontrare persone nuove. Scrivere è venuto dopo, non è stato il risultato finale di un progetto bensì l’epilogo naturale di un processo di conoscenza e riappropriazione dei luoghi e dell’evoluzione storico-urbanistica e artistica della città di Napoli. Un processo prima personale e poi esteso agli altri con naturalezza, attraverso la pubblicazione di questo volume di itinerari “alternativi”.

 

Sei uno scrittore eclettico, che cambia spesso timbro e stile? Dove trai ispirazione? Prendi in prestito dalla realtà o dai pieno spazio alla fantasia?

Trattandosi di un’opera prima, ed anche alquanto particolare nel suo genere (una via di mezzo tra la guida turistica, il manuale di trekking e il libro di storia e urbanistica), è difficile parlare del mio stile. Lo definirei comunque asciutto nella forma ma denso nei contenuti e nelle informazioni. Inoltre obiettivo, perché mi sono limitato a descrivere lasciandomi andare a osservazioni personali solo in casi particolari. Si sono cose per le quali non si può evitare di manifestare la propria meraviglia o il proprio scandalo, introducendo quantomeno un aggettivo o un avverbio che rifletta la partecipazione emotiva dell’autore.

 

Dove scrivi? carta e penna o direttamente al p.c.?

Sono anni che ho bandito il cartaceo e scrivo rigorosamente al computer. Questo per due ordini di motivi. Primo perché il web è una fonte di informazioni immediata e inesauribile, seppur sempre da verificare e validare. Secondo perché mi piace limare in continuazione il testo, aggiungendo una frase o anche solo una data o un nome.

 

Preferisci il silenzio o ami musica di sottofondo?

Sono abituato a concentrarmi su quello che sto facendo anche con la musica in sottofondo o la televisione accesa, non sento bisogno di un silenzio tombale intorno a me. Certo non deve esserci confusione, che ti può portare a scrivere qualcosa di sbagliato, che poi può anche sfuggire alle riletture e alle bozze.

 

Raccontaci del tuo ultimo nato, Come è sbocciata l’idea?

“Le strade raccontano” illustra diciassette itinerari “alternativi” per conoscere la città di Napoli in modi e luoghi diversi da quelli più turistici. Una guida “passo per passo” alla scoperta/riscoperta delle ricchezze nascoste della città, dedicata al napoletano ma anche al turista che voglia capire veramente una città particolarmente complessa. Nella gestazione dell’opera è venuto prima il leggere, il passeggiare per la città incuriosito, il documentare con la fotografia, infine lo scrivere. L’idea è partita da un volume di foto insolite, avendo ormai accumulato un archivio di più di 20.000 scatti effettuati in giro per Napoli, ed è poi evoluta in quella di un testo che fosse sì ricco iconograficamente, ma che avesse anche un testo a descrivere degli itinerari e più in generale i quartieri in cui questi percorsi si svolgono.

Quando scrivi segui una scaletta prefissata o ti fai condurre dalla narrazione? Quali ricordi come maggiori difficoltà?

Ho elaborato una struttura fissa per gli itinerari (descrizione sintetica, consigli pratici, visione d’insieme, l’itinerario in dettaglio, le cartine), perché mi piace che le cose siano lineari e standardizzate. Però nella stesura procedo senza un ordine preciso, inserendo un brano qua e uno là, spostando un paragrafo da un punto a un altro, arricchendo di dettagli questa o quella frase.

Del rapporto con Editor ed Editore cosa puoi dirci?

Beh, posso confermare quello che molti nuovi autori sanno: che trovare la casa editrice è di gran lunga la parte più difficile dell’intero lavoro. Per chi si presenta da emerito sconosciuto, almeno in questo campo specifico, è difficile individuare i canali e gli interlocutori adatti. Mi ha colpito la passività di quest’ambiente, nuovo per me. Ho girato vari editori, che mi ripetevano monotonamente come l’opera fosse interessante ma rivolta ad un pubblico troppo di nicchia, prima di trovarne uno disposto a correre in rischio …

 

Hai altri progetti letterari in divenire?

Beh, per adesso mi sto riposando. Lavoro alla promozione del volume e sto godendone i risultati. In futuro vedremo. Possibile che a “Le strade raccontano – itinerari napoletani” segua “Le strade raccontano ancora – nuovi itinerari napoletani”, se non altro perché l’inevitabile selezione che ho dovuto fare per il volume ha lasciato fuori un certo numero di percorsi in parte già elaborati. Mi piacerebbe anche occuparmi di un volume di biografie minori, un insieme di personaggi, magari legati a Napoli, che singolarmente non hanno avuto un’importanza tale da giustificare un’opera monografica ma che possono a buon diritto entrare a far parte di una carrellata di vite straordinarie. Anche in questo caso penso che il filo rosso dovrebbe essere la città di Napoli.

 

Descriviti come lettore. Hai un genere preferito o spazi a seconda del momento, dello stato d’animo?

Negli ultimi anni, inevitabilmente, ho letto e studiato decine di testi riguardanti Napoli, dal punto di vista storico, urbanistico, artistico, etc. Più in generale amo molto i libri di storia, archeologia, i romanzi storici, l’attualità, a volte la saggistica. Difficile che legga altri generi, come la narrativa, i gialli o la fantascienza.

 

Consiglia un titolo ai nostri lettori. Suggerisco un libro di qualche anno fa: “L’onda del tempo”, di Stenio Solinas.

 

Perché hai scelto proprio questo? Perché ho sentito molto mio il senso di nostalgia del passato che pervade quel libro, e che in qualche modo lo accomuna al mio.

 

Un suggerimento ad un collega esordiente che ha la sua storia nel cassetto e non ha trovato ancora nessun editore interessato a pubblicarla?

Consiglio di farsi revisionare il manoscritto da persone esperte e obiettive, che possano individuare le lacune e renderlo appetibile da un editore. Solo allora direi di iniziare la trafila tra le case editrici: primo o poi troverà un editore un po’ più intraprendente della media.

Ti piace presentare i tuoi libri al pubblico? Una domanda che non ti hanno mai fatto (e a cui avresti voluto rispondere) ed una che t’ha messo in difficoltà?

Quello della presentazione, io ne ho organizzate sinora tre, è certamente un momento emozionante. Ho sempre scelto dei presentatori di grande personalità, in grado di calarsi profondamente nell’opera e di coinvolgere il pubblico nelle proprie riflessioni. Quello che ho notato è invece che, forse proprio per la soggezione generata dallo spessore dei presentatori, risulta difficile coinvolgere i partecipanti in un vero e proprio dibattito. Le domande tendono a essere piuttosto stereotipate ed è difficile che possano creare difficoltà.

 

Ci sono autori che ami, che costituiscono per te un riferimento?

Ammiro soprattutto gli autori di romanzi storici: Sidebottom, Manfredi, Salvador ma soprattutto Cervo. Le loro capacità descrittive sono insuperabili. Possono impiegare varie pagine semplicemente per descrivere uno scenario e questo senza tediare il lettore.

 

Che domanda vorresti porgere loro?

Chiederei loro proprio come si fa a scrivere volumi di centinaia di pagine che però si fanno leggere in pochi giorni.

 

 

Come di consueto, ti ringraziamo dell’invito e ti chiediamo di chiudere con una ricetta ed una citazione!

Vi lascio con la ricetta della calamarata.

Tagliate dei calamari ad anelli, fateli poi soffriggere in un po’ di olio e aglio, e aggiungete i pomodorini. Dopo un po’ aggiungete le vongole, cucinate precedentemente a soutè in una pentola a parte. Salate il sugo e in ultimo aggiungete i gamberi. Quando il sugo si sarà ritirato abbastanza, aggiungete la pasta precedentemente cotta e ritirata due minuti prima della cottura ideale. Mescolate tutto insieme con abbondante prezzemolo tritato e servitelo in tavola.

La citazione con cui mi congedo è quella di Giuseppe Marotta, l’autore de “L’oro di Napoli”, che ho voluto all’inizio del libro:

Napoli è città di scalini, di rampe, di ponti, di trafori, perché è città di memoria.

 

 

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