Oggi parliamo con… Marco Tiano

Intervista a cura di Alessandro Noseda

 

Buongiorno e grazie per l’accoglienza. Ci racconti chi sei e perché leggi e scrivi?

Buongiorno e grazie per questa piacevole intervista.

Dunque, su di me posso subito dire che mi definisco un “pensatore positivo”. Cerco di vedere sempre il lato positivo degli eventi, valutando i vari punti di vista. Leggere è una delle mie passioni, insieme alla scrittura e al benessere psicofisico. Leggo sin da piccolissimo, e per me è un modo per evadere dalla realtà, per vivere situazioni a volte impossibili, e catapultarmi in mondi nuovi. La scrittura, invece, dà sfogo alla mia vena creativa. In quel caso sono io il protagonista, l’artista che mescola i colori. Scrivere è eccitante, appassionante.

 

I tuoi romanzi, come nasce l’idea?

Di solito, da un luogo. Se un luogo mi affascina, inizio a ricamarci mentalmente una storia. Immagino cosa vorrei che vi succedesse. Altre volte, invece, tutto nasce da un gesto o una frase ascoltata per caso. La vita quotidiana è sicuramente la maggior fonte di ispirazione.

Dove scrivi? Hai un “luogo del cuore” dove trovi ispirazione?

Scrivo nel mio studio, circondato dalle mie cose, dai miei odori. Non riesco a scrivere all’aperto o nei luoghi pubblici.

 

Preferisci il silenzio o ami musica di sottofondo?

Assolutamente musica! La musica mi stimola mentalmente, è come un eccitante. Riesco a concentrarmi meglio. Per quanto riguarda la lettura, invece, preferisco il silenzio.

 

“La bambinaia” è la tua ultima fatica. Dove hai trovato spunto? E’ autobiografico? Quanto prendi in prestito alla realtà e quanto è frutto di mera fantasia? Come delinei i personaggi? Segui una scaletta o ti fai guidare dalla storia?

Dunque, “La bambinaia” è nato per rispondere a dei requisiti, in quanto l’ho scritto per partecipare ad un challenge letterario indetto della Fazi editore, che ha fortunatamente vinto. Non è autobiografico, ma ha sicuramente dei riferimenti che mi appartengono, in quanto la storia è ambientata nella mia città, Siracusa, e ho preso spunto da una famosa dimora della provincia siracusana, dove aleggiano numerose leggende.

Per dare veridicità alla storia, prendo sempre spunto dalla realtà, soprattutto per quanto riguarda luoghi e personaggi. Questi ultimi si evolvono con la storia, ne delineo solo i tratti tipici nella mente. No, non seguo alcuna scaletta. Come per i personaggi, prima determino la storia in linee generali, individuando però alcuni passaggi fondamentali (come il colpo di scena finale o delle scene particolari, dove vengono rivelate notizie importanti che determinano il corso della storia) e poi mi lascio guidare dagli eventi.

 

Del rapporto con Editore ed Editor cosa puoi dirci?

Ho avuto la fortuna di pubblicare “La bambinaia” con la Fazi, un editore serio, dove la disponibilità è di casa. Sicuramente posso dire che la mia esperienza è molto positiva.

 

Hai altri progetti in fieri?

Beh, da qualche settimana ho terminato la prima stesura del sequel de “La bambinaia”, e ho intenzione di scriverne anche il prequel. Quindi, la storia continua…

 

E se ti proponessero una sceneggiatura per un film? Saresti d’accordo o ritieni che i tuoi romanzi soffrirebbero nella trasposizione cinematografica?

I miei romanzi sono stati definiti spesso “cinematografici”, e predisposti per un adattamento, quindi credo che ne sarei d’accordo. Anzi, quando costruisco le mie trame, lo faccio immaginando le scene come fossero un film.

 

Descriviti come lettore. Quali libri compri? Hai un genere preferito o spazi a seconda del momento, dello stato d’animo? E se devi regalarlo un libro come lo scegli?

Sono un lettore di genere, perché vado letteralmente matto per i gialli, soprattutto quelli classici all’inglese, dove l’indagine è un gioco, una sfida tra lettore e autore – non mi bastano mai. Leggo anche thriller e noir, senza addentrami nell’horror o nello splatter. Regalare un libro è sempre difficile, si può fare solo se si conosce bene la persona alla quale è indirizzato. Quindi non mi faccio mai condizionare dai miei gusti, ma mi oriento solo sulla personalità e passioni del destinatario.

 

Un consiglio ad un esordiente che ha la sua storia nel cassetto e non ha trovato ancora nessun editore interessato a pubblicarla?

Il primo consiglio che mi sento di dare, è quello di crederci. Non perdere la fiducia in se stessi e nelle proprie qualità. Trovare un editore è difficile, ma non impossibile. Tentare e non mollare mai, perché prima o poi qualcuno si accorgerà di te. Altro consiglio è quello di: leggere, leggere, leggere. Solo così si può capire cosa si è scritto, confrontandosi con altri autori e storie. Credere, però, non significa avere la presunzione di aver scritto qualcosa di unico, o un capolavoro, ma di non perdere la speranza, migliorandosi, rileggendo il testo, e scovando i punti deboli.

 

Un autore (o più) che costituisce per te un benchmark. E perché? Se ti va, ponigli il quesito che da tempo hai in mente! Magari è tra i lettori del Blog!

Un autore che è stato un punto di riferimento, e che ha sicuramente determinato gli inizi della mia scrittura, è Agatha Christie e, se avessi avuto la fortuna di incontrarla, le avrei detto semplicemente: grazie!

Tra gli autori contemporanei, invece, cito il grande Carlo A. Martigli che, oltre ad essere un eccellente scrittore, è anche un amico disponibilissimo. La mia stima per lui è infinita, e aver avuto il suo strillo in copertina è stato il raggiungimento di un sogno.

 

Donaci una citazione e una ricetta.

Citazione (come dico sempre): “La verità è solo quella che crediamo tale.”

Ricetta: “Fusilli alla zucca

Fate soffriggere due spicchi di aglio in olio extra vergine di oliva (100% italiano, mi raccomando…). Quando è dorato, aggiungete la zucca tagliata a dadini, prezzemolo, una patata (anche questa precedentemente tagliata a dadini), sale e pepe rosso. Quando il composto diventa omogeneo, e la zucca è malleabile, è pronto. Cucinate a parte i fusilli, appena cotti, colateli e versateli nella padella con la zucca, e fate mantecare il tutto per un paio di minuti. Impiattate e ricoprite di parmigiano. Da leccarsi i baffi!

 

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