Oggi parliamo con… Doriana e Mirco Levorin

Incontriamo a Casalserugo (Padova) Doriana e Mirco, autori de “La mia vita in due tempi”, recentemente recensito per Giallo e Cucina.

Conosciamoli meglio nell’intervita rilasciata ad Alessandro Noseda

 

Iniziamo con le presentazioni. Raccontateci chi siete e perché leggete e scrivete.

D.: Sono Doriana, ho 42 anni e lavoro in una Pubblica Amministrazione.
Leggere mi permette di essere la Doriana che voglio, di volare in luoghi a me sconosciuti e di vivere in quei tempi trascorsi che tanto amo. Di volta in volta mi ritrovo catapultata nel medioevo come un personaggio dei romanzi di Ken Follet, oppure nella brughiera in compagnia di Heathcliff, o in Iran quando ancora c’era lo scia, ma anche con Komeini, in Pakistan e in Afganistan durante l’occupazione comunista o a Kabul stando attenta a celarmi ai talebani. Sono anche il Coroner Kay Scarpetta e l’investigatrice Amelia Sachs, ma anche Becky malata di shopping….
M.: Mi chiamo Mirco Levorin sono nato e cresciuto a Casalserugo (PD), detta Las Vegas, ho 38 anni e a 21 anni ho avuto un incidente automobilistico che mi ha reso tetraplegico con possibilità di muovere solo il collo.
Perché scrivo? Bella domanda e mi metti già in difficoltà. Un giorno Doriana mi dice: “Scrivi un libro sulla tua vita”. Ed io: “non so scrivere e al massimo faccio una mail di quindici parole!”
Lei mi rispose: “Puoi essere di conforto o di aiuto per le persone che si sono trovate nelle tue stesse condizioni e poi ti aiuto a farlo io”
Dopo aver riso entrambi da matti le risposi: “ok proviamo. Può essere fattibile se mi aiuti. In quanto per me l’italiano e lo scrivere erano novità”.
Leggere mi piace, purtroppo non lo faccio spesso. Resto molte ore davanti al pc, per varie situazioni e alla sera quando avrei tempo e voglia, ho gli occhi che mi bruciano e alla fine rinuncio.

 

Quando e come è nata la passione per la lettura? E l’esigenza di scrivere?

D.: Credo che la passione per la lettura sia nel mio DNA, mia mamma è una divoratrice di libri e mi racconta che durante la gravidanza leggeva, leggeva, leggeva. La lettura fa parte di me, ho addirittura la pessima (o buona?) abitudine di leggere mentre pranzo e ceno. Anche scrivere è una esigenza che fa parte di me. Da sempre. Scrivo ovunque. Sui tovaglioli di carta, sugli scontrini.. ho un diario scritto rigorosamente a mano, che aggiorno da quando avevo diciassette anni, con le mie sensazioni, gioie, preoccupazioni… e che mi permette di fermare un momento per sempre.
Rileggerlo mi fa rivivere le identiche emozioni di allora.
M.: La lettura l’ho scoperta a 21 anni! Dopo essere uscito dai vari ospedali sono ritornato a casa. Non avevo nulla da fare a parte vedere la tv e mi venne voglia di leggere. Non avevo mai letto un libro intero, e un amico mi aveva regalato “Balla coi lupi”. Lo divorai e da lì incominciai a leggere i miei primi libri uno dietro l’altro finché arrivo il pc e al posto di leggere libri incominciai a leggere giornali ed altro. Sono stato uno sciocco a non amare la lettura da giovane, avrei imparato di più e forse mi avrebbe cambiato la vita.
Come già detto la scrittura nasce per caso, come l’incontro con Doriana, ed è merito suo se ho incominciato scribacchiare, però mi definirei più un bozzaro (passatemi il termine) ossia, uno che fa bozze. Poi passa la manina fatata che sistema il tutto.

Parlateci un po’ del libro “La mia vita in due tempi”.

D.: Da diversi anni sono socia dell’Associazione AVO di Sondalo – Associazione Volontari Ospedalieri di Sondalo trascorrendo il giovedì pomeriggio nel reparto di Unità Spinale I pazienti dell’Unità Spinale sono prevalentemente giovani che in seguito ad incidenti stradali, sportivi o sui luoghi di lavoro hanno avuto la lesione del midollo spinale con conseguente paraplegia o tetraplegia. Nel mese di maggio del 2011 ho conosciuto Mirco, che all’età di 21 anni è stato vittima di un incidente automobilistico con lesione della vertebra C4. Il verdetto dei medici fu impietoso. Paralizzato dal collo in giù. Infermo al 100%.
Nella vita a volte succede di incontrare qualcuno che sembra di conoscere da sempre, con il quale si ha l’impressione di essere uniti da un sottile invisibile sottile filo. Con Mirco è stato così. E quando lui mi disse che aveva trascorso gli ultimi undici anni a letto pensando anche all’eutanasia ho sentito crescere dentro di me una rabbia indescrivibile. Quasi un urlo sordo e disperato: “No! Sei giovane. Hai trentacinque anni. Una vita davanti. Tu puoi fare tutto. In un modo diverso, ma lo puoi fare! Come puoi avere trascorso undici anni a guardare il soffitto? Ma gli altri dove erano? La tua storia può servire a tanti ragazzi che credono di potere tutto a venti anni! Dobbiamo farla conoscere”. E così mentre il personale dell’Unità Spinale pensava a rimettere Mirco in carrozzina io e lui pensavamo al nostro progetto che da una semplice idea si stava concretizzando.
Ho trascorso ore di fianco al letto di Mirco a leggere ad alta voce libri che avevano come protagonista ragazzi disabili. Libri bellissimi. Libri pieni di forza. Pieni di speranza. E di gioia. (Il diavolo custode di Philippe Pozzo di Borgoche, Apnea di Lorenzo Amurri, Io sono qui di Mario Melazzini, Il fiore dell’agave di Salvatore Conese, Mare dentro di Ramon Sanpedro, Mi hai cambiato la vita di Abedel Sellou, 7 vite di Giulio del Popolo e Giuseppe Lombardi, Il collezionista di ossa di Jeffrey Deaver, Zigulì di Verga Massimiliano, Ci si mette una vita di Russo Vincenzo).
“La mia vita in due tempi”. Questo è il titolo del libro che narra la vita di Mirco Levorin. Ricorda una partita di calcio, visto che Mirco è un appassionato tifoso interista, in realtà narra i due tempi della vita di Mirco: il primo tempo, la sua infanzia e la sua giovinezza trascorsi in un piccolo paese della bassa padovana, la sua allegria, il secondo tempo: la sua vita dopo l’incidente, le emozioni nuove, l’impotenza, il non potere fare nulla da solo dovendo chiedere tutto, i continui problemi di salute, la convivenza con un corpo immobile ed ingombrante affrontando i grandi e piccoli problemi quotidiani.

M.: Mirco è un ragazzo come tanti. Gli piace divertirsi con gli amici e andare in discoteca. Ha avuto un incidente automobilistico all’età di ventuno anni. La diagnosi è stata impietosa: lesione del midollo spinale all’altezza della vertebra C4. Tetraplegia. Infermo al 100%. Possibilità di muovere solo il collo. Comincia per Mirco un lungo periodo di ricoveri ospedalieri. Il rientro a casa è scioccante. Tutto è cambiato. Ha bisogno di aiuto per ogni cosa. Decide di stare a letto. Undici anni. Tutti in casa. Le sue condizioni psichiche e fisiche peggiorano fino a portarlo a pensare all’eutanasia. Per fortuna scopre l’esistenza di un centro riabilitativo in provincia di Sondrio. Da lì riparte la sua rinascita. L’amicizia con Doriana una volontaria dell’AVO fa il resto.

Quali sono state le maggiori difficoltà nella stesura della prima bozza? E nel seguito?

M.: Essendo una autobiografia ho incominciato a scrivere la mia vita dall’infanzia fino alla mia rinascita a Sondalo. Per il seguito dovete chiedere a Doriana.

D.: La primissima difficoltà è stata quella di “convincere” Mirco. Opponeva molta resistenza. “A chi vuoi interessi la mia storia. Non so scrivere. Ci impiego molto a scrivere una riga con questo caschetto in testa”. Ed io: “Non preoccuparti. Ti aiuto io. Io correggo tutto. L’importante è che il libro non sia deprimente. Farà sorridere, nonostante la drammaticità della vita”.
Superato il primo ostacolo è giunto il secondo. I primi file che mi mandava Mirco erano illeggibili. La struttura della frase era dialettale, tanti errori di grammatica e di sintassi. Io correggevo e correggevo, tagliavo, modificavo, aggiungevo a volte riscrivendo pagine intere perché più facile rispetto che modificarle. Il tutto cercando di lasciare inalterate le emozioni.
Una volta al mese io e Mirco facevamo un “briefing” durante i quali gli sottoponevo le modifiche e gli dimostravo come con quelle modifiche il libro fosse migliorato. Ne è nato così un libro che è la testimonianza di come si possa con tanta volontà uscire dall’isolamento e dalla depressione. Un libro nel quale si vede come sia possibile trovare quel raggio di luce in fondo al tunnel della disperazione. Un racconto semplice, scorrevole, divertente ed autoironico, ricco di aneddoti e di spunti per riflettere sul vero senso della vita.
Siete fermi alla carta o amate anche gli eBook?

D.: Non ho mai letto un eBook. Ci ho provato, non ci riesco. No, no, per ora gli eBook sono ancora lontani da me.
M.: Naturalmente prima cartaceo, perché la gente ama gustarsi il vero libro, poi lo abbiamo fatto in eBook. Io amo più gli eBook, altrimenti avrei qualche difficoltà nel girare pagina mentre con semplice click il gioco è fatto..

Un buon consiglio a chi ha la sua storia nel cassetto e non ha ancora trovato chi gliela pubblichi?

D.: Provare a fare come abbiamo fatto noi. Abbiamo stampato il libro a nostre spese proponendolo agli amici e ai conoscenti chiedendo un’offerta a titolo di rimborso spese. Abbiamo notato che ai lettori piaceva e siamo arrivati a 1000 copie vendute con il passaparola. Abbiamo proposto la storia di Mirco ai giornali, alla radio e alle TV locali, tutti ne sono stati colpiti, e sono apparsi sulla stampa articoli molto belli. Abbiamo rilasciato interviste in TV e in radio. Il parroco lo ha proposto nei mercatini di Natale. Lo abbiamo pubblicato su amazon.it, lulu.com, ilmiolibro.it e lo stiamo promuovendo sui social network. Tu ci stai aiutando in questo.
Nel frattempo lo abbiamo spedito alle case editrici. Chissà, magari qualcuno lo leggerà…
M.: confermo!

Che tipo di lettori siete? Ci Sono autori che rappresentano per voi un riferimento?

D.: Leggo di tutto (anche le etichette dell’acqua minerale mentre sono al ristorante in assenza del libro e della rivista che mi fanno sempre compagnia a casa) e ovunque (in treno, in sala d’aspetto dal dottore, dal parrucchiere, in spiaggia: ho sempre un libro con me). Posso fare anche le ore piccole per finire un libro (così come mi è successo con la trilogia di Stieg Larsson) e al termine di un romanzo nei giorni successivi sento la mancanza dei personaggi di quel libro che oramai sono diventati miei amici e miei familiari. In me si scontra la voglia di finirlo (per vedere come va a finire) e il desiderio di centellinarlo per evitare l’abbandono dei protagonisti.
Parlerei per ore e ore di libri, scusatemi…
Non ho un autore di riferimento. Però quando leggo un libro e mi piace scovo tutti i libri scritti dall’autore e così ho avuto il periodo Jo Nesbo, Jeffery Daver, Micheal Connelly, Hanning Menkel, Ken Follet…
Sono appassionata di storie vere, soprattutto quelle parlano dei regimi totalitari e della cultura mussulmana: Iran, Afganistan, Pakistan. Voglio tentare di capire per non cadere in facili pregiudizi.
Due curiosità: prediligo i libri lunghi e gli autori di sesso maschile.
M.: Sono un lettore a cui piace leggere un po’ di tutto quando posso. Ci sono moltissimi bravi autori recenti e passati, ma non ho nessun punto di riferimento. Per me al momento il mio benchmark è “vivermi la vita” recuperando gli anni persi dentro quattro mura.

Avete altri progetti letterari in cantiere?

D: Sì. Mirco ed io abbiamo già iniziato a scrivere il libro (titolo provvisorio Terzo Tempo) con il quale trattiamo con la consueta leggerezza ed ironia il tema delle barriere architettoniche, della eccessiva burocrazia, della quotidianità di un ragazzo disabile che si scontra non tanto con la diffidenza e i pregiudizi, ma con una realtà in cui accade ancora che Mirco non possa andare a mangiare una pizza.

Lasciaci con una citazione!

D.: Niente è precluso, se davvero ci si crede
M.: La vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo. (Jim Morrison)

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