Oggi parliamo con… Pierluigi Porazzi

L’ospite di oggi è Pierluigi Porazzi, autore de L’ombra del falco e recentemente del secondo, Nemmeno il tempo di sognare.

Andiamo a leggere cosa ci racconta nell’inbtervista rilasciata ad Alessandro Noseda.

 

Ci accoglie nella sua casa di Tarcento (in provincia di Udine) Pierluigi Porazzi.
Buongiorno Pierluigi e grazie per il tempo che ci dedichi! Racconti a noi ed ai lettori chi sei e perché leggi e scrivi?

Buongiorno e grazie a voi. Per presentarmi, posso dire che ho sempre amato la letteratura e l’arte. Dopo varie incursioni in settori come il cinema o il fumetto, mi sono dedicato alla scrittura. Ho iniziato a scrivere da adolescente, prima racconti brevi (che sono stati pubblicati su varie riviste letterarie) e in seguito mi sono cimentato nel romanzo (“L’ombra del falco”). Sono sempre stato un lettore “forte”. Leggere, per me, è come entrare in mondi diversi, alternativi, ed è estremamente arricchente.
Scrivere invece è esaltante nella creazione di un universo narrativo, ma è anche dolore e fatica.

I tuoi successi “Nemmeno il tempo di sognare” e “L’ombra del falco”. Come è nata l’idea? Dove hai trovato spunto? Quanto prendi in prestito dalla realtà quotidiana e quanto è parto di fantasia?

Le idee sono nate inizialmente con un primo abbozzo di trama, che poi ho sviluppato man mano che procedevo nella stesura.
Qualcosa, soprattutto nella creazione di personaggi o di alcune situazioni, si prende sempre dalla realtà, anche perché, ambientando il romanzo in una località reale, è necessario descriverla in modo plausibile e quindi conoscerla. Per il resto, riguardo a vicende e personaggi, è tutto frutto di fantasia.

Scrivere un romanzo richiede tempo e documentazione. Come affronti la cosa?

Il tempo cerco di trovarlo nei pochi momenti liberi da impegni di lavoro e di famiglia. La sera, durante le ferie o nei fine settimana.
Per quanto riguarda la documentazione, mi avvalgo di testi, di amici o persone che conosco (ad esempio medici o avvocati) e delle mie esperienze personali e professionali.

Hai il mito del delitto perfetto?

In entrambi i miei due romanzi ho escogitato due modalità che potrebbero avvicinarsi al famigerato delitto perfetto. Che poi in realtà non può esistere, perché la perfezione, anche se studi tutto a tavolino, è impossibile da raggiungere, c’è sempre un imprevisto o un ostacolo dietro l’angolo che scombina i tuoi piani.

Quali sono state le maggiori difficoltà nella stesura del romanzo?

La stesura di un romanzo comporta sempre molte difficoltà. Per “L’ombra del falco”, non avendo mai scritto un romanzo, ho dovuto superare l’ostacolo dell’esordio, mentre per “Nemmeno il tempo di sognare”, poiché il libro precedente era andato bene, il problema principale era quello di confermare l’interesse suscitato dal primo, pur cambiando notevolmente registro.

Come delinei i personaggi? Segui una scaletta o ti fai guidare dalla storia?

Per i personaggi, prendo a volte spunto da piccole caratteristiche di persone che vedo o conosco, mescolandole insieme ad altre, per dare maggiore credibilità e spessore al personaggio.
Non ho mai fatto una vera e propria scaletta, finora. C’è una trama di massima, ma durante la stesura le cose cambiano, i personaggi si evolvono. Quindi certamente mi faccio guidare più dalla storia.

E del rapporto con Editor ed Editore cosa puoi dirci? Anche in questo campo hai una vasta esperienza.

Avendo esordito con Marsilio, non potevo chiedere di meglio, per iniziare. Si tratta di un editore molto serio e corretto, ho sempre lavorato con persone competenti e il rapporto con l’editor che mi ha seguito (Jacopo De Michelis) è sempre stato, per quanto mi riguarda, eccezionale. Ho imparato parecchio lavorando con lui, soprattutto nell’editing a “L’ombra del falco”, che era il mio primo romanzo.

Dove scrivi? Hai un posto preferito? Carta e penna o direttamente al PC?

Scrivo sempre su pc, salvo casi particolari (ad esempio in vacanza senza computer, allora torno all’antico: carta e penna). Di solito scrivo in una stanza a casa, non dedicata soltanto alla scrittura, ma con un portatile, quindi posso muovermi in caso di necessità. Potendo, l’ideale sarebbe uno studio dedicato soltanto alla scrittura, come consiglia Stephen King nel suo “On Writing”.

Preferisci il silenzio o ami musica di sottofondo? Che musica ami?

Di solito scrivo in silenzio, anche se alcuni brani de “L’ombra del falco” li ho scritti con sottofondo musicale (musica “noir” americana anni ‘50).
Non sono un grande appassionato di musica, ma tra i generi mi piacciono il rock e alcuni cantautori italiani.

Descriviti come lettore? Quali libri compri? Hai un genere preferito o spazi a seconda del momento, dello stato d’animo? E se devi regalarlo un libro come scegli?

Come lettore sono onnivoro, ho sempre letto quasi ogni genere di narrativa, dai classici alla fantascienza.
Mi piace comprare i libri e averli in casa. In genere evito i best seller, ma cerco libri che possano interessarmi o appassionarmi.
Non ho un genere preferito, anche se ultimamente mi capita di leggere più spesso thriller o noir. Un genere che invece non mi ha mai appassionato è il fantasy.
Sempre tenendo presente la persona a cui devo fare il regalo, cerco di regalare un libro che è piaciuto anche a me.

Cosa pensi degli eBook? Avvicineranno gli italiani alla lettura? Perché da noi si legge così poco?

Non sono contrario in linea di principio agli ebook, ma personalmente preferisco di gran lunga il libro tradizionale. Non mi piace leggere su e-reader o computer, sono troppo affezionato alla carta.
Se gli ebook dovessero avvicinare i giovani alla lettura, ben vengano, ovviamente! Non sono particolarmente ottimista in proposito, ma spero di essere smentito.
In Italia si legge davvero molto poco, rispetto agli altri Paesi. E questo è anche uno dei motivi per cui è tanto difficile fare lo scrittore come unica professione!
Credo che si legga poco prima di tutto per pigrizia, perché altre forme d’arte, come il cinema o la musica, richiedono in apparenza meno attenzione, meno impegno della lettura. Però chi non legge non sa cosa si perde: immaginare un universo narrativo, una storia e i relativi personaggi è molto più bello e appagante che vedere un film tratto dallo stesso libro.

Un consiglio ad un esordiente che ha la sua storia nel cassetto?

Per un esordiente direi che la cosa migliore è quella di partecipare a concorsi seri per inediti (ad esempio il Premio Tedeschi e il Premio Urania) e inviarlo a case editrici mirate. Se hai scritto un romanzo di fantascienza, ovviamente è inutile inviarlo a una casa editrice che non ha mai pubblicato fantascienza.

Ti piace presentare i tuoi libri al pubblico? Una domanda che non ti hanno mai fatto (e a cui avresti voluto rispondere) ed una che t’ha messo in difficoltà?

Sì, mi piace presentare i libri al pubblico, anche perché chi partecipa alle presentazioni di solito è un lettore attento e motivato.
Tra le domande che mi hanno fatto non ne ricordo nessuna che mi abbia messo in difficoltà.
Una domanda a cui avrei voluto rispondere… forse questa: qual è stata la soddisfazione più grande e che ricorderò per sempre?
E a questa domanda risponderei che le soddisfazioni più grandi che ho raggiunto con la pubblicazione dei miei due romanzi sono state due presentazioni a Milano, una con Alan D. Altieri (per L’ombra del falco) e l’altra, per “Nemmeno il tempo di sognare” nell’ambito della rassegna “Borderfiction”. Non solo perché a Milano mi legano tanti ricordi e affetto, avendoci studiato e vissuto per anni, ma soprattutto perché ero presentato da autori che ammiravo e ammiro: Altieri, Andrea Carlo Cappi, Stefano Di Marino e Giancarlo Narciso, che, oltre che grandi scrittori, sono davvero grandi persone. Senza nulla togliere alle altre presentazioni, interviste, ecc., queste due sono state le serate che mi hanno dato di più, come emozioni e soddisfazione, e resteranno per sempre tra i miei ricordi più belli.

Un autore (o più) che costituisce per te un benchmark. E perché? Quale loro libro consiglieresti ai nostri lettori?

Attualmente, nel genere thriller/noir, uno dei migliori autori a livello mondiale, a mio parere, è Jo Nesbo, un punto di riferimento per chiunque voglia scrivere romanzi di genere, perché riesce sempre a coniugare uno stile di scrittura notevolissimo, trame appassionanti e un’acuta rappresentazione della società, senza mai sbagliare un colpo o avere cali qualitativi. Oltre a Nesbo (e agli autori già citati nella precedente risposta) ci sono molti altri grandi autori, ma sarebbe troppo lungo citarli tutti. Penso, tra gli altri, a Maurizio de Giovanni, Michael Connelly, Jeffery Deaver, Pierre Lemaitre, Joe Lansdale, Victor Gischler, Sebastian Fitzek, Massimo Carlotto, Donato Carrisi… Di questi autori, consiglierei ai vostri lettori alcuni romanzi: “Il giorno dei morti” e “Il metodo del coccodrillo” di Maurizio de Giovanni, “Lavoro a mano armata” di Pierre Lemaitre, “Il bambino” di Sebastian Fitzek, “Polizia” di Jo Nesbo, “La bionda di cemento” di Michael Connelly, “Lo scheletro che balla” di Jefferey Deaver.
Scrivendo gialli, questi sono i miei punti di riferimento. Poi, al di fuori del genere, i miei autori di riferimento sono parecchi. Tra quelli che ho avuto l’occasione di conoscere in questi anni, Gianluca Morozzi (che ha scritto splendidi noir come “Blackout”, ma anche romanzi di tutt’altro genere) e Massimiliano Santarossa (di cui consiglio caldamente l’ultimo romanzo, “Il male”).

Grazie per il tempo che hai voluto dedicarci. Come consuetudine di Giallo e Cucina, ti chiediamo di chiudere con una ricetta ed una citazione!

Grazie a voi per l’intervista!

Una ricetta vegetariana: Lasagne alle verdure.
Ingredienti: Lasagne, zucchine, carote, pisellini, spinaci, un porro, un gambo di sedano, una confezione di besciamelle, un dado, parmigiano, quattro cucchiai d’olio, dieci grammi di burro.

Mettere a bollire mezzo litro d’acqua e fare un brodo con il dado. Pulire tutte le verdure, tritarle e farle soffriggere in due cucchiai d’olio. Aggiungere i pisellini e le zucchine a pezzetti, far cuocere per circa tre minuti con un po’ d’acqua. Ungere una teglia, mescolare la besciamelle con il brodo e le verdure cotte. Ottenere una salsa ben fluida. Riempire la teglia alternando uno strato di salsa e uno di lasagne. Treminare con uno strato di salsa, cospargere di parmigiano, qualche pezzetto di burro e cuocere per circa trentacinque minuti.

E questa è la citazione che ho scelto:
“La letteratura non sarebbe mai esistita se una parte degli esseri umani non fosse stata incline a una forte introversione, a una scontentezza per il mondo com’è, a un dimenticarsi delle ore e dei giorni fissando lo sguardo sull’immobilità delle parole mute.”
Italo Calvino, Lezioni americane.

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