Oggi parliamo con… Claudio Paglieri

Incontriamo nella sua casa Genovese Claudio Paglieri, papà del Commissario Luciani. Leggiamo come si racconta nell’intervista rilasciata ad Alessandro Noseda

 

Buongiorno Claudio e grazie per l’invito a pranzo! Che profumino. Che hai preparato?

Pesce al forno con patate arrosto, credo che piaccia più o meno a tutti e rispetta la tradizione ligure. Posso preparare un polpettone di fagiolini come antipasto. Ma se fossimo d’estate avrei fatto due gnocchi al pesto fatto col basilico del mio terrazzo. Vino comunque rosso, il bianco non mi piace.

Non sapevo t’intendessi anche di vino e cucina! Allora sei proprio nel Blog adatto!

Non me ne intendo particolarmente, ma sono un fan di Masterchef e quando ho tempo (di rado) mi diverto a replicare qualche ricetta.

Ci racconti chi sei e perché leggi e scrivi?

Sono uno che parla poco e ascolta tanto. Cerco di capire che cosa muove gli altri, quali sono le loro motivazioni. Leggo per imparare, per divertirmi, per far passare il tempo durante un viaggio. Scrivo perché ho delle cose da dire e perché quando scrivo entro in un’altra dimensione, tutto si ferma e a volte raggiungo il nirvana.

Sei uno scrittore eclettico, che cambia spesso timbro e stile. Dove trai ispirazione? Prendi in prestito dalla realtà o dai pieno spazio alla fantasia?

Credo che un vero scrittore debba saper scrivere tutto (o almeno provarci): commedie, tragedie, sonetti… la vita non ha un solo timbro, e anche in un giallo ci può essere spazio per l’ironia. Gli spunti mi vengono quasi sempre dalla cronaca, da fatti reali, oppure da film o da miti classici; ma parto da quelli per costruire storie diverse. Quindi tra realtà e fantasia direi che la risposta può essere: una via di mezzo.

Dove scrivi? carta e penna o direttamente al PC?

Pc, naturalmente. Ma in vacanza mi porto dietro un taccuino, e se mi viene in mente qualcosa di interessante lo scrivo subito lì.

Preferisci il silenzio o ami musica di sottofondo?

Ho scritto con la musica soltanto i libri su Tex, Dylan Dog e L’estate sta finendo, il primo romanzo. Ascoltavo a nastro le colonne sonore di Le grand bleu e Fino alla fine del mondo. Per i gialli ho scelto il silenzio.

Raccontaci del commissario Luciani. Come è nata l’idea?

Vedevo il rinnovato successo dei gialli ed essendo un amante di Simenon, Conan Doyle, Chandler, Izzo, Montalban e compagnia mi sono detto: proviamoci. Per reazione ai commissari e investigatori gourmet, sempre intenti a cucinare e stappare bottiglie d’annata, ho creato un commissario anoressico, pieno di idiosincrasie alimentari, che non sa cucinare e al quale di mangiare non importa nulla.

Quando scrivi segui una scaletta prefissata o ti fai condurre dalla narrazione? quali ricordi come maggiori difficoltà?

Purtroppo mi faccio condurre dai personaggi, complicandomi molto la vita. Ma credo che alla fine il risultato sia meno freddo e più credibile. Ho faticato molto a scrivere “Il vicolo delle cause perse”, il secondo è sempre più difficile del primo. Anche in cucina, ora che ci penso.

Del rapporto con Editor ed Editore cosa puoi dirci?

Che mi sono trovato molto bene sia con la mia editor Lara Giorcelli, sia con gli amici di Piemme, da Giovanni Francesio a Maria Giulia Castagnone a tutti gli altri. La casa editrice ha sempre creduto in me, e io penso di non essere un autore particolarmente difficile, nel senso che so di non essere Hemingway e non faccio capricci (almeno credo).

Tra i libri che hai scritto, c’è un titolo a cui sei particolarmente affezionato o sono tutti piezzi e’ core?

Forse “Liguri”, anno 1996, una presa in giro dei nostri, dei miei, difetti. Resta il mio libro più divertente e ha anticipato di parecchi anni la famosa “torta di riso”. Ma anche L’estate sta finendo, che ho ripubblicato in ebook, un libro sull’amicizia e sulla gioventù.

Hai altri progetti letterari in divenire?

Certo, sto scrivendo un altro giallo e da tempo lavoro su una trilogia di science fiction nella quale credo molto. Un genere per me completamente nuovo, per cambiare un po’.

Descriviti come lettore. Ho letto che hai collezionato 662 volumi in vent’anni. Hai un genere preferito o spazi a seconda del momento, dello stato d’animo?

Una volta leggevo solo romanzi, oggi leggo anche molti saggi. Mi piace più o meno tutto, con una propensione per la storia. Col tempo ho imparato a non sprecare tempo e a concentrarmi sugli autori che già conosco, e che mi piace rileggere, e sui classici.

Consiglia un titolo ai nostri lettori.

Madre notte di Kurt Vonnegut

Perché hai scelto proprio questo?

Perché Vonnegut è il mio autore preferito e questo è il libro suo che preferisco. E perché forse c’è ancora tanta gente che non lo ha letto. E’ un libro sulla relatività del Bene e del Male.

Un suggerimento ad un collega esordiente che ha la sua storia nel cassetto e non ha trovato ancora nessun editore interessato a pubblicarla?

Di rivolgersi a un agente letterario, che valuterà se il libro è valido e offrirà (a pagamento) eventuali suggerimenti e miglioramenti per arrivare a proporlo a un editore.

Ti piace presentare i tuoi libri al pubblico? Una domanda che non ti hanno mai fatto (e a cui avresti voluto rispondere) ed una che t’ha messo in difficoltà?

Molto. La scrittura è un’attività solitaria, e incontrare ogni tanto il pubblico è un’enorme soddisfazione. Sono occasioni molto gratificanti. Alle domande rispondo sempre sinceramente, dunque non sono mai in difficoltà!

Ci sono autori che ami, che costituiscono per te un riferimento?

Vonnegut, come detto. John Fante, Amin Maalouf, Saramago, Houellebecq, Romain Gary… come si fa a citarli tutti?

Che domanda vorresti porgere loro?

Vorrei chiedere a John Fante se alla fine è valsa la pena di andare a fare lo sceneggiatore a Hollywood, guadagnando dei bei soldi, o se avrebbe fatto meglio a dedicarsi esclusivamente ai romanzi.

Come di consueto, ti chiediamo di chiudere con una ricetta ed una citazione!

Nel mio ultimo libro, il commissario Luciani invita a casa una donna che vuole conquistare e le prepara patate bollite, pomodori e tonno in scatola. Provateci: se lei rimane fino al caffè, vuol dire che è amore vero. E soprattutto sarà lei, da quel momento, a cucinare per voi.

Citazione: noi siamo quel che facciamo finta di essere, sicché dobbiamo stare molto attenti a quel che facciamo finta di essere (Kurt Vonnegut, Madre notte)

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