Oggi parliamo con… Patrizia Anselmo

Apriamo oggi la nostra cucina a Patrizia Anselmo. Andiamo a leggere come si racconta nell’intervista rilasciata ad Alessandro Noseda

 

Intrevista a Patrizia Anselmo a cura di Alessandro Noseda

 

Benvenuta a Giallo e Cucina e grazie per il tempo che ci dedichi! Cosa prepariamo?

Inizierei con la la torta di albicocche, la preferita da Raul Lazzaro, il protagonista del mio libro.

Ingredienti per 4 persone

  • 1 kg di albicocche
  • 3 uova
  • 100 g di farina
  • 2 cucchiai di mandorle macinate
  • 1/2 bustina di lievito in polvere
  • 150 g di zucchero
  • 50 g di burro
  • zucchero a velo
  • burro per lo stampo

Preparazione 

Foderare con carta da forno una teglia di 24 cm e imburrarla. Snocciolare le albicocche e dividerle a grossi spicchi. Disporre le albicocche a raggiera sul fondo dello stampo, cercando di non lasciare spazi vuoti. Montare i tuorli con burro e zucchero fino a ottenere una crema gonfia e unire la farina setacciata con il lievito e le mandorle, aggiungendo il composto poco alla volta a cucchiaiate.
Amalgamare gli albumi montati a neve. Accendere il forno a 190°. Versare l’impasto sulle albicocche, inserire lo stampo nel forno e cuocere il dolce per 45 minuti.
Sformare la torta rovesciandola sulla gratella, farla intiepidire e cospargerla di zucchero a velo.
Nel mentre, ci racconti chi sei e perché leggi e scrivi?

Sono un apicoltore con la passione per le api e il loro mondo.

E sono sommelier AIS, anche se non professionista.

Leggo perché non posso farne a meno e leggo di tutto. La lettura è un bisogno fondamentale.

Scrivo per lo stesso motivo. Dirò che scrivo da sempre, ma è solo da qualche anno che ho deciso di tentare la pubblicazione.

 

Quando e come è nata la passione per la lettura? E l’esigenza di scrivere?

Ricordo di avere sempre letto, appena ho imparato a leggere. Leggevo qualunque cosa mi capitasse a tiro già da piccola.

La scrittura è andata di pari passo. Dapprima con timidezza, come può farlo un bambino. Poi in modo sempre più sicuro, ma con uguale, se non maggiore, timidezza. Infatti ho sempre cestinato tutte le mie storie.

 

 

E la musica di sottofondo mentre scrivi?

Mentre scrivo non ascolto musica. Ho bisogno del silenzio, che comunque non esiste. Nel senso che ho la fortuna di abitare nella natura, per cui la mia colonna sonora è costituita dai rumori del bosco, dai versi degli animali.

A mano o col PC?

Scrivo al pc, per praticità. Però confesso di avere sempre con me un quaderno su cui appuntare frasi o anche solo parole, ovunque vada. Sento molto forte l’esigenza di scrivere a mano. La scrittura manuale ha una sacralità insostituibile. È un gesto collegato strettamente al nostro io.

Il tuo ultimo libro, com’è nata l’idea e perché?

L’idea de “Il cavalluccio dalla criniera viola” era in me da molti anni. Non è una mia invenzione, ma la descrizione romanzata di un fatto accaduto quando ero ragazzina. Non ho mai dimenticato gli avvenimenti di quell’estate e lo scalpore che ne seguì. Forse era ora di raccontare la storia, anche se ho cambiato i personaggi, tentando di allontanarli da me il più possibile. Comunque rimanere impassibile è stato difficile. È una storia che mi ha coinvolto emotivamente.

I tuoi personaggi sono frutto di fantasia o prendi spunto dalla realtà quotidiana?

I miei personaggi arrivano direttamente dalla realtà quotidiana. Si impongono a tal punto da non poter fare a meno di scriverne. Magari li modifico un po’, ma spesso sono proprio così, come li ho visti o li ho sentiti parlare. In definitiva, li seguo, guardo ciò che combinano, ascolto quello che dicono e lo scrivo.

Amo ambientare le mie storie nella mia città, Torino. E poi nel Monferrato, da cui proveniva mio padre. Mia madre è torinese, per cui non faccio torto a nessuno.

Segui una scaletta o ti lasci guidare dalla storia?

Di solito mi lascio guidare dalla storia. Mi piace seguire i vari personaggi, che a volte mi conducono per vie inimmaginabili.

Quali sono state le maggiori difficoltà nella stesura della prima bozza? E nel seguito?

Nella prima stesura non ci sono difficoltà, anzi è il momento che prediligo. Lascio correre le dita sulla tastiera dall’inizio alla fine. Il difficile viene dopo, quando è ora di correggere, di rivedere il tutto. Non parliamo poi di quando interviene l’editor. Lì sì che i nodi vengono al pettine. La tua storia viene letta da un estraneo, che non la conosce e quindi ha occhi disincantati e severi. Insomma è il momento della verità.

Cosa ci puoi raccontare della tua esperienza editoriale e del rapporto con Editor e Editore?

Finora sono stata fortunata nell’imbattere editori seri. Sia per quanto riguarda gli eBook che per i cartacei mi sono trovata con persone affidabili, con cui rifarei l’esperienza. Il rapporto con l’editor mi fa sempre sentire un po’ sulle spine. Però è assolutamente necessario. Tu puoi rileggere il tuo scritto decine di volte, ma alla fine sei troppo coinvolto. Sei affezionato alla tua storia, ai tuoi personaggi. Vorresti che nessuno li toccasse, un po’ come figli che nessuno dovrebbe mai criticare.

Come lettrice, sei ferma alla carta o ami anche gli eBook?

L’eBook andrà fianco a fianco con il cartaceo, ma io ho un’autentica venerazione per il libro di carta.

Ci sono autori ai quali ti ispiri e che rappresentano per te un benchmark?

Credo sia sbagliato ispirarsi a qualcuno. Meglio trovare in sé le risorse.

Hai altri progetti in cantiere?

Continuo a scrivere, avendo la fortuna di poter disporre del mio tempo. Ormai la famiglia è cresciuta, nessuno ha più bisogno di me in senso stretto e il lavoro mi permette di avere orari flessibili.

Un consiglio ad un esordiente?

Chi ha una storia nel cassetto deve cercare con calma un editore interessato a pubblicarla. E  dev’essere tenace e paziente.  Prima o poi un editore si trova. Soprattutto: credere nella tua storia.

Una domanda che non t’hanno mai fatto e alla quale, invece, vorresti tanto rispondere?

Una domanda che ancora nessuno mi ha rivolto: hai un sogno nel cassetto?

Risposta: diventare ghost writer.

Ci lasci con una citazione?

Per me i libri sono lettere a nessuno, non so a chi le ho scritte, a chi le spedisco, so che stanno al fermo posta di una libreria e qualcuno passa di lì, cerca proprio quella casella in mezzo agli scaffali, sceglie nella posta la lettera che è stata scritta per lui, e comincia a leggere. Questo è quello che io cerco almeno nei libri quando li apro, il pezzetto che è stato scritto per me. Uno scarto, un brusco scarto di intelligenza e sensibilità che mi spiega qualcosa di me. Cosa che suppongo possedevo già sotto la pelle, ma che non sapevo dire.
Erri De Luca

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