Gli amaretti sardi in “Accabadora” di Angie Cafiero

Incipit di Accabadora

Fillus de anima.
È così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un’altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell’anima di Bonaria Urrai.
Quando la vecchia si era fermata sotto la pianta del limone a parlare con sua madre Anna Teresa Listru, Maria aveva sei anni ed era l’errore dopo tre cose giuste. Le sue sorelle erano già signorine e lei giocava da sola per terra a fare una torta di fango impastata di formiche vive, con la cura di una piccola donna. Muovevano le zampe rossastre nell’impasto, morendo lente sotto i decori di fiori di campo e lo zucchero di sabbia. Nel sole violento di luglio il dolce le cresceva in mano, bello come lo sono a volte le cose cattive.

Nel 2010 la scrittrice sarda Michela Murgia, ottiene il prestigioso riconoscimento del  Premio Campiello per il suo romanzo “Accabadora”, ambientato nella sua terra negli anni 50.

Se non lo avete ancora letto, vi consiglio di farlo al più presto, e, nelle sue pagine è racchiuso un gioiellino, per una come me appassionata di gastronomia: una singolare descrizione della preparazione degli amaretti sardi…

“Contraddicendo ai peggiori sospetti, la vecchia Urrai non sembrò fare alcuna resistenza, tanto che Maria si presentò nel pomeriggio del giorno stabilito per fare i dolci di mandorle senza bisogno di chiedere due volte la stessa cosa. Forse in fondo ci si poteva lavorare su, approfittando del fatto che sul grande tavolo centrale del soggiorno ci fosse il clima frenetico degli eventi irrepetibili.
In bella mostra stavano allineati tutti gli ingredienti necessari per gli amaretti, e in quella filiera profumata ciascun paio di mani, comprese quelle della futura sposa, avevano il suo preciso tempo di intervento. Da un lato stavano le mandorle dolci, sminuzzate con la mezza luna fino a ridurle a un niente, custodite dentro un ampio bacile di terracotta smaltata, pronte per essere mischiate alla farina e alle uova in un biscotto che sarebbe finito nel forno con una mandorla o mezza ciliegia candita piantata al centro Anna Teresa si era raccomandata di abbondare in farina e risparmiare in mandorle, in barba alla tenerezza del risultato.

Amarettus – Amaretti sardi
Ingredienti:
– 500 gr di mandorle dolci
– 100 gr di mandorle amare
– 600 gr di zucchero
– scorza di 3 limoni grattugiata
– 5 albumi
– zucchero per la copertura
– ciliegine candite o mandorle
– 2 cucchiai di farina o maizena

L’altro lato del lungo tavolo invece era dominato da un monticello di mandorle tagliate a lamelle sottili, che aspettavano di essere cristallizzate nello zucchero insieme a una grattata di buccia di limone: una volta fredde e tagliate a rombi sarebbero diventate un croccante rustico che solo i denti più sani avrebbero potuto affrontare. Maria, tra le chiacchiere delle sorelle e della madre, grattugiava i limoni.”

Esecuzione:
Tritate le mandorle con lo zucchero e la scorza di limone fino a ridurla in polvere.
Aggiungete la farina o anche la maizena e le chiare che avrete precedentemente montate a neve con un pizzico di sale.
Impastate bene con delicatezza e lasciate riposare in frigo per tutta la notte.
Preparate delle palline grandi come polpette e rotolatele nello zucchero.
Adagiatele sulla placca del forno sopra un foglio di cartaforno ben distanziate, perché durante la cottura aumentano un po di volume.
Sopra ad ognuna infilatevi una mandorla o anche una ciliegina candita premendo un po’ per farla aderire bene.
Cuocete in forno caldo a 170° per circa 20 minuti.
A coltura ultimata la superficie dovrà essere dorata e con delle crepe.
Lasciate raffreddare prima di staccarle dalla cartaforno.

]

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