Oggi parliamo con… Adriana Comaschi

Al margine della Fiera di Chiari incontriamo Adriana Comaschi. L’autrice ed editrice fa una pausa caffè con noi.

 

Intervista ad Adriana Comaschi a cura di Alessandro Noseda



Benvenuta a Giallo e Cucina e grazie per il tempo che ci dedichi.

Grazie a voi per voler sprecare qualche minuto con me! E’ bene che chiarisca subito: appartengo all’empia razza degli scribacchini, ma non sono un’editrice. Collaboro con la Edizioni Dominio in veste di editor oltre che nella prima lettura e nella scelta dei testi da pubblicare; in più, come vedete, dò una mano alla padrona della Casa Editrice, Solange Mela, in occasione di varie manifestazioni.

Iniziamo con le presentazioni. Raccontaci di te: chi sei e perché leggi e scrivi.

Sono una tizia qualsiasi, con il pallino della cara stampata e con una grave forma di Gatto-dipendenza.

Quando e come è nata la passione per la lettura? E l’esigenza di scrivere?

Quando non avevo ancora tre anni, perseguitavo tutta la famiglia perché mi (ri)leggessero i libretti illustrati per bambini e le vignette del Corriere dei Piccoli, furiosa per non essere in grado di decifrare da sola quelle affascinanti lineette nere. Quando poi il mistero di quei segnetti mi è stato svelato, apriti cielo!  Non c’era libro che io non concupissi, con il risultato di avere la casa disseminata di librerie (al momento sono otto, e i libri stanno facendo di nuovo capolino sotto il letto) e tutte le biblioteche locali assaltate all’arma bianca.

Credo che lo scrivere sia stata una conseguenza di questa mia sfrenata passione: i libri non mi bastavano mai, e qualche volta non ne trovavo che mi soddisfacessero, ragion per cui ho cominciato a scrivermeli. Il primo “romanzo” (!!!), un giallo, l’ho scritto a otto anni, in un quaderno a righe di quinta, e ho sempre continuato.

Dal “fai da te” artigianale sono passata all’editoria amatoriale, e ho vinto parecchie segnalazioni, fra cui due Premi Italia, poi, quando ormai la gioventù era un caro ricordo, ho tentato il passo verso l’editoria professionale… Ho trovato la Edizioni Domino e il suo “boss”, Solange Mela, per la quale ho già scritto tre romanzi, una raccolta di leggende ladine, un saggio storico e due racconti inseriti in altrettante antologie.

Alla Fiera della Microeditoria di Chiari eri in versione editor o autrice?

Alla fiera di Chiari non ho portato  io il mio ultimo libro E’ stata invece l’occasione di presentare quello di una nostra autrice, la brava Sara Di Furia, di cui sono stata l’Editor.

Nello stand dell’Edizioni Domino era bensì presente il mio ultimo “parto”, assieme ai suoi fratellini: Lo Stregone dei Ghiacci, un fantasy classico che fa parte della Saga del Duca di Norlandia, ciclo che la Domino mi sta pazientemente pubblicando.

Rubi alla realtà o i tuoi personaggi sono totalmente frutto di fantasia?

Credo che soltanto due personaggi, in tutta la mia produzione passata e presente, siano stati presi dalla realtà, e sono personaggi del tutto secondari. Tutti gli altri, dovrei dirli frutto di fantasia, ma è chiaro che la mia inventiva, a livello inconscio, pesca nella realtà che mi circonda e negli archetipi presenti in ciascuno di noi, e non può essere altrimenti.

Dove/come ambienti i racconti?

Dipende. I romanzi fantasy sono inseriti in un mondo immaginario, al quale cerco di dare una sua realtà, mantengo invece le leggende nel loro scenario originale, aggiungendo qualche volta ulteriori riferimenti storici. Solo tre racconti sono ambientati nel mondo reale dei nostri giorni, con precisi riferimenti, e naturalmente i brevi saggi storici si situano nella loro realtà.

Quali sono state le maggiori difficoltà nella stesura della prima bozza? E nel seguito?

Per quanto riguarda la prima bozza, più che di difficoltà io parlerei di pazienza. Le mie storie, infatti, nascono da un nucleo, attorno al quale poi cresce la vicenda, si formano i personaggi, si delinea lo scenario complessivo. Prima quindi di cimentarsi con la scrittura vera e propria, bisogna che questo processo cominci a compiersi, e non sempre è una cosa veloce e definitiva (o quasi).

Una volta chiare le linee essenziali del racconto, e suddivisa la trama secondo un mio sistema, la scrittura corre via veloce e senza intoppi. Quelli, verranno con le molteplici revisioni con le quali sevizio tutte le mie opere.

Cosa ci puoi raccontare della tua esperienza editoriale?

L’ho già detto, io non sono un editore; semmai, sono il reggi-coda della mia editrice. Per quel poco che  ho visto in questi anni, posso comunque dire per svolgere quest’attività occorre una pazienza da certosino. I problemi soni molteplici, a cominciare dalla scelta dei testi da pubblicare alla loro revisione, per non parlare dei rapporti con gli autori e gli illustratori, pronti a inalberarsi a ogni offesa –vera o presunta- fatta alle loro “creature”, e con la tipografia. Sulla distribuzione, sulla burocrazia e sulle tasse stendiamo un velo pietoso.

Sei ferma alla carta stampata? Cosa pensi degli eBook?

Da buon topo di biblioteca, non amo gli EBook. Non si possono rosicchiare e non hanno alcun odore!

Come sei nelle vesti di Editore?

Feroce, sia come editor che come collaboratrice della Edizioni Domino.

Un buon consiglio a chi ha la sua storia nel cassetto e non ha ancora trovato chi gliela pubblichi.

Prima di tutto credo che sia necessario che ogni autore legga, rilegga e mediti spietatamente su quanto ha scritto. Poi consiglio un’accurata ricerca di una Casa Editrice che pubblichi testi sul tipo del suo. Mi spiego; se hai scritto la Divina Commedia, che è testo stupendo, è però inutile che la mandi alla Collana dei Gialli Mondadori. Individuate le Case Editrici che potrebbero essere interessate, suggerisco un’attenta lettura delle istruzioni che questa dà per l’invio di manoscritti e di seguirle diligentemente, e di avere tanta, tanta, tanta pazienza.

Cosa pensi delle fiere come quella di Chiari? Ti piace incontrare il tuo pubblico? Ci sono domande che ti mettono in difficoltà ed altre che nessuno ti ha mai posto?

Ben vengano le fiere, soprattutto se ben organizzate come quella di Chiari! Aiutano a ovviare alla carenza della distribuzione e a farsi conoscere dal pubblico dei lettori, la cui presenza è sempre molto gradita e le cui domande e curiosità sono talvolta fonte di ispirazione. Detto questo, è chiaro che, almeno per me, non ci sono domande alle quali mi è difficile rispondere- salvo quelle sull’uscita del mio prossimo romanzo, che demando alla mia Editrice.

Che tipo di lettrice sei? Ci Sono autori ai quali ti ispiri e che rappresentano per te un benchmark?

Tendenzialmente onnivora; sono affetta da una forma di lettura coatta che mi obbliga a ficcare il mio naso in ogni pagina che mi venga a tiro; poi però, a lettura ultimata, divento ferocemente critica e selettiva. Difficile dire quali e quanti autori mi abbiano influenzato, visto l’enorme quantità di libri letti: sono molti gli scrittori, e non solo fantasy, ai quali devo qualcosa. Impossibile non nominare Tolkien, al quale posso aggiungere almeno Gemmel, Eddings , la Hobb e Martin, anche se a questi due mi sono accostata quando avevo già delineato a grandi linee la mia saga. Ma prima ancora che da questi ottimi scrittori ritengo di essere stata influenzata dai grandi poemi epici del passato, a cominciare con l’Iliade per continuare con le grandi epopee medievali e rinascimentali. Se fossi nata con un ‘altra testa, forse sarei diventata un moderno Omero, ma visto che devo rassegnarmi a quella che ho, voi dovete accontentarvi della Saga del Duca di Norlandia, e degli altri testi che sforno inesorabilmente.

Hai altri progetti letterari in cantiere?

A iosa, cosa che scatena il panico del mio editore.

In cucina come te la cavi? Lasciaci con una ricetta e/o una citazione.

I miei amici e commensali dicono che in cucina sono brava, io invece mi trovo un poco pasticciona e imprecisa, ma con una certa capacità di improvvisazione. Vi lascio una semplice ricetta, che più di qualche volta mi ha tolto dai pasticci davanti a un’improvvisa invasone di ospiti affamati.

RISO E PATATE.

Sbucciare e affettare a fettine molto sottili ½ chilo di patate e una cipolla, e farle consumare a fuoco basso in un tegame con abbondante olio, schiacciandole a tratti con un mestolo di legno e aggiungendo un pizzico di sale. Quando saranno ridotte a una pasta morbida, aggiungere due o tre etti di riso, a seconda che si voglia un risotto più o meno denso, lasciare insaporire qualche minuto, rimestando, e poi coprire con acqua calda, aggiungendone dell’altra mano a mano che questa si consumi e mescolando a tratti. A cottura quasi ultimata aggiungere, se piace, un dado e del pepe, altrimenti regolare il sale. Cotto il riso, aggiungere una noce abbondante di burro e una bella manciata di grana grattugiato, amalgamare il tutto e servire caldo.

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